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domenica 8 maggio 2011

08 mag Il lancio di un missile Meridian in Russia crea panico nella popolazione

Posted by GUARDIAMO A 370° 11:35, under ,,, | 1 comment

Una strana luce nei cieli russi avvistata mercoledi 4 maggio 2011 ha fatto gridare all'ufo tra la popolazione. Una spettacolare scia blu ha accompagnato lo strano oggetto lungo tutto il suo percorso. La spiegazione sarebbe nel lancio di un missile Meridian utile per comunicazioni militari via satellite, come confermato da un portavoce delle forze spaziali russe il giorno dopo. Un razzo Soyuz-2.1a è stato utilizzato per trasportare il Meridian 4, decollando dal centro spaziale di Plesetsk nel nord della Russia alle ore 09,41 di Mosca proprio mercoledi scorso. Dal dicembre 2009 quando in Norvegia fece scalpore una misteriosa luce a spirale, si susseguono i lanci di missili in orbita, con effetti spettacolari, che lasciano di sasso la popolazione e creano spesso un panico ingiustificato. Il servizio di sicurezza russo è stato tempestato di telefonate di chiarimenti da parte di cittadini preoccupati, al punto che il dipartimento della difesa ha amesso un comunicato per chiarire le circostanze.



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venerdì 6 maggio 2011

PER LA PRIMA VOLTA GLI ESSERI UMANI VEDONO L'ENTAGLEMENT QUANTISTICO AD OCCHIO NUDO

Scienziati dell'Università di Ginevra in Svizzera, hanno messo a punto un nuovo tipo di esperimento quantistico con gli esseri umani come rivelatori di fotoni, e così facendo hanno reso il fenomeno di entanglement quantistico visibile ad occhio nudo per la prima volta
 Un team di scienziati che lavorano presso l'Università di Ginevra in Svizzera hanno messo a punto un nuovo tipo di esperimento quantistico con gli esseri umani come rivelatori di fotoni, e così facendo hanno reso il fenomeno di entanglement quantistico visibile ad occhio nudo per la prima volta.


Una delle difficoltà di comprensione della meccanica quantistica è sempre stata l’impossibilità di visualizzare i suoi effetti, cosa che la rende ancora più lontana dall’esperienza comune.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Ginevra, Enrico Pomarico, Bruno Sanguinetti, Pavel Sekatski, Hugo Zbinden e Nicolas Gisin,  sono riusciti a realizzare un dispositivo che crea l’effetto entanglement visibile agli umani. Nell’entanglement, si osserva che due entità, poste a qualsivoglia distanza, vengono influenzate dallo stato reciproco: se misuro lo stato di un’entità quest’azione immediatamente modifica anche lo stato dell’altra entità. Normalmente questo effetto si osservava solo su particelle e veniva misurato con strumenti di precisione.
Tre anni fa un gruppo di ricercatori dell’Università di Roma La Sapienza, Francesco De Martini, Fabio Sciarrino e Chiara Vitelli, avevano già dimostrato che è possibile che un singolo fotone microscopico venga correlato attraverso l’entanglement con migliaia di fotoni, crando una specie di sciame di fotoni tutti nello stesso stato. Questo lavoro ha ispirato il gruppo di Ginevra, perché migliaia di fotoni possono essere percepiti da un occhio umano.
Per rilevare il raggio di luce, i ricercatori si sono sostituiti all’amplificatore e sono rimasti al buio per ore per localizzare la posizione del raggio riflesso nello specifico stato polarizzato, richiesto dal test standard, noto come test di Bell, basato su quanto la polarizzazione del singolo fotone corrisponda a quella del campo di luce formato da tanti fotoni. Dopo ripetuti tentativi, per essere sicuri del risultato, Gisin e colleghi possono dire di essere stati i primi a osservare personalmente l’entanglement con i propri occhi umani.

Batteri sulla Luna: no. Sono stati portati dall'uomo

La presunta sopravvivenza sulla Luna di una colonia batterica terrestre trovata sulla fotocamera di Surveyor 3 è un falso. E ora gli scienziati lo hanno dimostrato, rivelando la loro scoperta al meeting ‘The Importance of Solar System Sample Return Missions to the Future of Planetary Science’, sponsorizzato dal Planetary Science Division and Lunar and Planetary Institute della Nasa, che si è tenuto nel Marzo scorso in Texas (Usa).
Ricostruiamo la storia:
20 Aprile 1967: Surveyor 3, il terzo lander lunare lanciato dagli Usa sulla Luna prima delle missioni Apollo, tocca il suolo del nostro satellite.
19 Novembre 1969:  Pete Conrad e Alan Bean, a bordo della missione Apollo 12, arrivano sulla Luna e raccolgono alcuni strumenti che erano a bordo del lander, riportandoli al rientro sulla Terra.
Ed ecco la scoperta: sulla fotocamera installata vi era un batterio, uno  Streptococcus mitis, di origine terrestre. Da lì la deduzione: la fotocamera si era accidentalmente contaminata prima del lancio e il microorganismo era sopravvissuto per 2 anni e mezzo sulla Luna, resistendo al lancio, al vuoto dello spazio, alle temperature lunari glaciali (intorno ad una media di -253°C), nonchè alla scarsità, se non assenza, di nutrimento.

Questa scoperta placa gli animi di chi sostiene la teoria secondo lui i semi della vita (in senso figurato) sono sparsi nell’universo e che quindi non abbia senso cercare l’origine della vita, perché questa è antica quanto la materia stessa (panspermia), ed è stata compiuta analizzando cosa realmente è successo in quel periodo. Infatti si è trovato che coloro che parteciparono alle analisi dell’epoca indossavano dei camici con le maniche corte, che lasciavano quindi scoperte le braccia. Inoltre la parte finale delle maniche era al di sopra del misuratore e quindi poteva essere sorgente di particolato inquinante.
Questi dati sembrano porre fine ad un pluridecennale mistero e fungono da monito per le prossime missioni. Rummel infatti, alla luce di questa scoperta, precisa: “Nel controllare le contaminazioni, dobbiamo essere estremamente più attenti di quanto fu fatto con la fotocamera di Surveyor 3, altrimenti i campioni che verranno da Marte potrebbero risultare ricoperti di 'vita terrestre' al loro rientro, impedendoci di scoprire se abbiamo portato sul nostro pianeta vita di Marte. Possiamo e abbiamo il dovere di fare un lavoro migliore con i campioni che rientreranno dalla missione su Marte”.

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giovedì 5 maggio 2011

NASA: UFO AVVISTATO DALLA STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE

Questa interessante ripresa è stata effettuata lo scorso 29 aprile 2011 da una camera montata sulla Stazione Spaziale Internazionale. Un oggetto volante non identificato sembra “accompagnare” l’orbita della ISS, seguendone la rotta a quota più bassa.Le immagini ad una analisi più approfondita mostrano come l’ufo possieda una tridimensionalità. Escludiamo a priori che possa trattarsi di un satellite o spazzatura spaziale in quanto come si vede dalle immagini l’oggetto cambia forma,velocità e presumibilmente quota prima di scomparire dall’inquadratura. Che si tratti dunque di un velivolo extraterrestre?

Vediamo il filmato.




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Fantastici 4. Addio Johnny Storm La “torcia” non si accenderà piu’

Posted by GUARDIAMO A 370° 18:33, under | No comments

La Marvel proprio non ce l’ha fatta, all' uscita del numero 587, chi sarà dei Fantastici 4 a morire? E’ Johnny Storm, alias la Torcia Umana. Lo ha rivelato lo stesso gruppo editoriale Marvel. Da oggi resteranno in 3. Susie Storm, la Donna Invisibile, sorella della Torcia, Ben Grimm, La Cosa, e Mr Fantastic, Richard Reed.
di CLAUDIA MIGLIORE
A tutti i fans della Marvel, a tutti gli appassionati del fumetto, agli accaniti lettori dei Fantastici 4. E’ morta la Torcia Umana. Poverino! Sacrificato al vile dio denaro. Ma se è vero come è vero che i lettori sono stati interpretati, – “i nostri lettori sono sempre stati coinvolti nella vita dei supereroi. Combattono con loro, condividono le loro vittorie e le loro sconfitte” ha comunicato l’autore Jonathan Hickman – forse Johnny Storm non era proprio tanto simpatico.
La fiamma si è spenta
Muore da eroe, ovviamente. Durante il salvataggio di sua nipote da un’orda di insetti mostruosi dopo che neanche il suo compagno di squadra, la Cosa, era riuscito a fare nulla, impotente e tornato alla sua forma umana. Accadimento che chiaramente gli salva la vita.
La torcia umana si spegne e tutti i tanto decantati poteri, quelli che gli erano serviti a conquistare le donne e le scene, non servono lo possono aiutare.
Jonathan “Johnny” Lowell Spencer ha acquisito le sue abilità in seguito ad un accidentale bombardamento di raggi cosmici diventando capace di prendere fuoco volontariamente, in qualunque momento, attraverso l’inserimento nelle sue cellule di una sostanza in grado di generare una fissione nucleare.
Il povero “Johnny” passa da una temperatura corporea di 36,5°C a punte di 500.000 °C, un po’ come quando noi miseri umani perdiamo la pazienza!
Il conseguente riscaldamento degli ioni dell’aria intorno al suo corpo gli da anche la possibilità di colare. Può assorbire qualsiasi quantità di calore, lanciare fiamme e creare oggetti di fuoco, dai proiettili fino ai doppioni di sé stesso per trarre in inganno i nemici.
Tutto inutile contro lo sciame di insetti. Tutto inutile contro la Marvel. Chi lo ha creato lo ha distrutto, fino alla prossima invenzione.
Una morte annunciata. Una resurrezione già prevista?
Erano mesi che ci stavano pensando e quando è uscita la notizia sui giornali e sul web tutto era già programmato, anche il n. 588. Ma alla Marvel non ce l’hanno proprio fatta ad aspettare il 26 gennaio. A mantenere il segreto. Si sono giustificati dicendo che in fondo lo sapevano già tutti. Che i loro lettori sono troppo intelligenti per essere ingannati.
La morte di Storm serve come nuovo punto di partenza per i membri sopravvissuti del gruppo creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1961. A febbraio uscirà il n. 588 che chiuderà la serie dei Fantastici 4 che verrà sostituita già da Marzo da una nuova serie chiamata FF.
Ma con il 50° anniversario del fumetto che cadrà nel mese di ottobre assieme alla storia della Marvel che resusciterà Capitan America, ci potrebbero essere buone possibilità che la fiamma dell’uomo torcia si riaccenda.

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Fossile di formica gigante fornisce indizi sul clima del passato

A cosa può servire il corpo di un colibrì morto? Praticamente a nulla, a meno che non siate appena incappati in un antico fossile di formica regina gigante e vi serva un oggetto per rendere meglio in fotografia le dimensioni dell'insetto.

Lasciando da parte il fatto che il colibrì non è riconosciuta come unità standard di misurazione da nessuna organizzazione al mondo, di certo fa effetto vedere il suo corpicino di 10 centimetri di fianco al fossile di quella che fu un'antica formica regina gigante.

Il fossile risalirebbe a circa 50 milioni di anni fa, ed è stato chiamato Titanomyrma lubei. Si tratta di una formica regina dotata di ali, con un corpo lungo poco più di 5 centimetri. Giusto per rendere meglio l'idea di quanto sia grossa questa formica, l'unico genere attualmente vivente di formiche le cui regine raggiungono dimensioni simili è il Dorylus, che racchiude 70 specie di formiche che vanno dai 3 agli oltre 5 centimetri di lunghezza.

"Quello che sorprende è che questa formica vagavano per un'antica foresta in quello che oggi è il Wyoming, quando il clima era caldo come lo è attualmente ai tropici" spiega Bruce Archibald, uno degli autori della ricerca. "Infatti, sono stati trovati fossili di formiche giganti imparentate con queste in Europa e in Nord america, all'interno di siti che hanno avuto un clima caldo".

formica gigantePare infatti che ci sia un legame tra la temperatura e l'umidità di un habitat e le dimensioni delle formiche. I ricercatori hanno notato che anche oggi le formiche più grosse si trovano quasi esclusivamente ai tropici. Lo stesso vale anche per la Titanomyrma lubei: come le formiche giganti moderne, sembra preferisse ambienti con una temperatura media annuale pari o superiore a 20°C.

Quello che non si spiega ancora, tuttavia, è come queste grandi formiche possano essersi spostate da un continente all'altro attraversando lingue di terre emerse in regioni apparentemente troppo fredde per la loro sopravvivenza. Pare infatti che le Titanomyrma lubei si siano spostate verso l'emisfero occidentale attraverso un passaggio in regioni attualmente troppo fredde, se non addirittura con climi quasi polari.

L'ipotesi dei ricercatori è che le formiche abbiano sfruttato corti e intensi periodi di riscaldamento globale. "Man mano che il clima della Terra muta, stiamo vedendo specie tropicali estendersi verso latitudini intermedie, e le libellule fanno la loro comparsa nel circolo polare artico. Comprendere i dettagli su come le forme di vita si siano adattate in passato al riscaldamento globale sarà sempre più materia d'interesse in futuro".

Incuriositi dalle formiche giganti africane citate sopra? Ecco un video sulle "formiche siafu". Guardate la forza delle loro mandibole quando il bastoncino di legno viene sollevato...





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Neanderthal: anche in passato molti uomini erano destrimani

È la rivista britannica Laterality a diffondere i risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori internazionali. Oggetto di studio, ancora una volta, l'uomo di Neanderthal che, da quanto emerge, pare avesse come tratto distintivo il suo essere destrimano.
Gli studi sono stati condotti in Spagna, presso degli scavi di Burgos di Sima de los Huevos. In questo sito archeologico sono stati esaminati alcuni denti fossili risalenti a circa 500 mila anni fa. I denti sono canini e molari di 12 diversi individui la cui età è compresa tra i 9 e i 35 anni.
La principale particolarità rilevata sui denti è la loro sporgenza rispetto alla conformazione del viso. Ciò lascia presupporre che sia i canini sia molari fossero usati come una sorta di terza mano non solo per cibarsi ma per maneggiare agevolmente gli oggetti e gli alimenti. I segni dei denti sono stati scoperti su un utensile di pietra.

"È difficile interpretare questi dati fossili" spiega il professor David Fraser, docente di antropologia all'Università del Kansas. Sempre secondo Frayer, queste scoperte metteranno in luce alcuni aspetti ancora ignoti sulla capacità di linguaggio dei popoli primitivi. È noto che sede del linguaggio sia localizzato nella parte sinistra del cervello che a sua volta controlla la parte destra del corpo.
È opinione comune che l’uomo di Neanderthal avesse delle caratteristiche molto vicine a quelle dell’uomo moderno, come appunto il fatto di essere in prevalenza destrimano. Peculiarità che lascia presupporre come non si siano verificati ingenti cambiamenti evolutivi rispetto a noi.
“Non c’è ragione di credere che questo comportamento non sia ancora più remoto e che il linguaggio abbia radici antiche e non recenti”, conclude Frayer.

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Einstein aveva ragione: lo spazio tempo attorno alla Terra è deformato

Lo spazio-tempo attorno alla Terra è leggermente deformato, proprio come previsto dalla teoria della relatività generale di Einstein. A dimostralo, misurando l'entità di questa deformazione è stato l'esperimento Gravity Probe B ideato e gestito dalla Stanford University e dalla NASA; in un articolo in corso di pubblicazione sulle Physical Review Letters i ricercatori illustrano i risultati finali dell'esperimento.
L'esperimento Gravity Probe B, iniziato nel 2004, ha sfruttato quattro giroscopi ultra-precisi per misurare due aspetti della teoria di Einstein sulla gravità: l'effetto geodetico, ossia la deformazione dello spazio-tempo attorno a un corpo massiccio, e l'effetto di trascinamento, che è il fenomeno per cui la Terra distorce lo spazio-tempo locale con la sua rotazione.
P-B ha riscontrato entrambi gli effetti misurando le sottilissime variazioni nell'asse di rotazione dei giroscopi rispetto alla posizione di una stella, IM Pegasi (HR 8703).

Se la gravità non influisse sullo spazio e sul tempo, i giroscopi di Gravity Probe B avrebbero dovuto puntare sempre sullo stesso punto mentre era in orbita. Invece, come previsto dalla relatività generale, i giroscopi hanno subito un minuscolo cambiamento nella direzione dell'asse di rotazione sotto l'effetto della gravità terrestre.

"Immaginiamo come se la Terra fosse immersa nel miele. Quando il pianeta ruota attorno al proprio asse e orbita attorno al Sole, il miele si deforma e crea dei vortici, e lo stesso avviene con lo spazio-tempo", ha spiegato Francis Everitt, primo firmatario dell'articolo.

La variazione nell'asse di rotazione dei giroscopi dovuta all'effetto geodetico è nell'ordine di poche migliaia di milliarcosecondi: "Un milliarcosecondo è lo spessore di un capello umano visto da 10 miglia di distanza, è un angolo davvero minuscolo, e questa è l'accuratezza che doveva raggiungere Gravity Probe B", ha spiegato Everitt. "Per l'effetto geodetico, la previsione della teoria della relatività generale è di 6606,1 milliarcosecondi e i valori misurati sono un poco sopra il quattro per cento in più di questo valore."

"L'idea di GP-B è concettualmente semplice, ma dal punto di vista tecnologico l'esperimento è estremamente complesso. L'idea venne 30-40 anni prima che esistesse una tecnologia in grado di verificarla" ha osservato Rex Geveden, già responsabile della fase di avvio del progetto. Ed è stato proprio dallo sviluppo delle tecnologie necessarie a GP-B che sono nati gli strumenti che hanno reso possibile la creazione del sistema GPS.

"GP-B ha confermato due delle più profonde previsioni dell'universo di Einstein, con notevoli implicazioni sulla ricerca astrofisica", ha detto Everitt

"I risultati della missione avranno un effetto a lungo termine sul lavoro dei fisici teorici negli anni a venire. Qualsiasi futura sfida alla teoria di Einstein della relatività generale dovrà confrontarsi misurazioni più precise di quelle egregiamente eseguite da GP-B", hanno osservato i ricercatori.

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mercoledì 4 maggio 2011

Dopo 34 anni le sonde "Voyager" usciranno dal Sistema Solare con un messaggio per civiltà ET

Posted by GUARDIAMO A 370° 16:59, under ,,,,, | No comments

A quasi 34 anni dal lancio, le storiche sonde della Nasa Voyager 1 e Voyager 2 hanno raggiunto entrambe i confini del Sistema Solare e sono pronte al grande salto: abbandonare il Sistema Solare per entrare nello spazio interstellare.
Le sonde hanno attraversato la cosiddetta zona di transizione, caratterizzata da un'onda d'urto che segna il confine del Sistema Solare e che nasce dall'interazione fra la corrente di particelle emessa dal Sole e il mezzo interstellare.
Attualmente, spiegano gli esperti della Nasa, le due sonde si trovano a circa 16 miliardi di chilometri di distanza dal Sole e continuano a trasmettere dati. Anche se e' impossibile sapere con precisione quanti chilometri ancora le sonde dovranno percorrere prima di entrare nello spazio interstellare, molti ricercatori sono concordi nel ritenere che manchi oramai pochissimo, "al massimo cinque anni", osserva lo scienziato Edward Stone del California Institute of Technology (Clatech) di Pasadena, che lavora al progetto Voyager dal 1972.
L'avventura delle due sonde costruite nel Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, e' iniziata alla fine degli anni '70. A partire per prima e' stata la sonda Voyager 2, lanciata il 20 agosto del 1977, pochi giorni prima di Voyager 1 che ha lasciato la Terra il 5 settembre. Entrambe le sonde hanno osservato da vicino Giove e Saturno; dopo questi incontri ravvicinati Voyager 1 ha tirato diritto verso i confini del Sistema Solare, mentre Voyager 2 ha compiuto piu' spostamenti avvicinandosi anche a Urano e Nettuno.
Tutt'ora questa sonda resta l'unica ad aver osservato da vicino i due pianeti.
Molti i primati e le scoperte delle sonde, che sono gli oggetti costruiti dall'uomo che si sono spinti piu' lontano nello spazio.
La lista include i vulcani di una delle lune di Giove Io, gli indizi di un oceano sommerso sotto la superficie ghiacciata di un'altra luna di Giove, Europa, inoltre i geyser ghiacciati sulla luna di Nettuno Tritone e i velocissimi venti di Nettuno, che soffiano a 450 metri al secondo.
Entrambe le sonde, che si accingono ad esplorare la Via Lattea, sono alimentate da batterie nucleari e portano a bordo un disco d'oro che contiene un messaggio dell'umanita' destinato ad una eventuale civilta' extraterrestre.
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Non ci sono più soldi, la California blocca la ricerca degli alieni

Servono almeno 2 milioni di dollari l'anno


MILANO - La verità è là fuori da qualche parte, ma ora non verrà più cercata: gli scienziati e gli astronomi del Seti Institute hanno sospeso la ricerca sulla presenza di forme di vita nell’universo, per problemi finanziari. Lo Stato della California, con le casse vuote da anni, ha tagliato infatti le sovvenzioni federali alla rinomata organizzazione scientifica.
IL RADIOTELESCOPIO - Siamo soli nello spazio? Ci sono altre forme di vita intelligente nell’universo? Da oltre mezzo secolo i ricercatori inseguono gli alieni incessantemente. Finora senza successo. Ora la ricerca di forme di vita nell’universo deve fare i conti con l’ennesima battuta d’arresto: il Seti Institute (acronimo di Search for Extraterrestrial Intelligence) ha annunciato di aver bloccato il suo programma di ricerca in materia di vita extraterrestre per colpa del calo dei fondi federali. Come prima conseguenza l’istituto si è visto costretto a fermare questo mese l'attività dell’Allen Telescope Array, un radiotelescopio situato nelle montagne della California del nord, dove erano in funzione 42 parabole dedicate alla ricerca di segnali alieni.
IL FONDATORE DI MICROSOFT - Il progetto è stato sovvenzionato negli anni anche dai privati e da altre istituzioni. Uno di questi è Paul Allen. Il co-fondatore di Microsoft e uno degli uomini più ricchi del pianeta, aveva finanziato l’ampliamento del radiotelescopio staccando nel 2004 un assegno da oltre 13 milioni di dollari. Allen, da sempre un fan di tutto ciò che ha a che fare con la fantascienza, aveva già contributo in precedenza al progetto con 11 milioni di dollari. Ciò nonostante, il direttore di Seti, Tom Pierson, ha scritto in questi giorni un'email ai donatori spiegando che l'Università di Berkeley ha finito i fondi necessari per la gestione del telescopio. Secondo gli astronomi l’impianto avrebbe bisogno di circa 2 milioni di dollari l’anno per poter sostenere tutte le ricerche in corso.
IL «PAPÀ» DI ALLEN - L’Allen Telescope Array, dal valore di 50 milioni di dollari, fu costruito da Seti e dall'Università di Berkeley. Il «papà» dell’impianto è Frank Drake, noto per la sua equazione individuante il numero delle civiltà extraterrestri nell'universo. Era l’aprile del 1960 quando Drake puntò il radiotelescopio del National Radio Astronomy Observatory di Green Bank (nel West Virginia) verso le stelle Tau Ceti ed Epsilon Eridani (distanti circa undici anni luce da noi) in quello che fu il primo tentativo nella storia dell’umanità di cercare di contattare altre civiltà al di fuori del pianeta Terra. Tuttavia, dal giorno di quel primo esperimento gli astronomi sono ancora in attesa di un qualche segnale radio dalle profondità della Via Lattea. A differenza di quegli anni, oggi hanno però a disposizione miliardi di canali dai quali poter ascoltare simultaneamente. Con determinazione viene portata avanti allo stesso tempo la ricerca nel settore ottico con il progetto Optical Seti: l'occhio elettronico del telescopio può individuare, secondo i suoi promotori, flash luminosi da un miliardesimo di secondo.
DOMANDA SENZA RISPOSTA - Chi però pensa che la scoperta fondamentale sia solo una questione di mesi o anni, rischia seriamente di venir deluso. In verità, i ricercatori del Seti hanno esaminato finora appena un miliardesimo dello spazio e delle frequenze che potrebbero eventualmente essere prese in considerazione per segnali extraterrestri. Nonostante i computer siano sempre più veloci, è probabile che la ricerca si trascini ancora per lungo tempo. Sono gli stessi scienziati che si occupano di vita aliena ad ammettere che ci potrebbero volere ancora centinaia d’anni. E senza più soldi sarà più difficile dare finalmente una risposta alla domanda: «Siamo soli nell’universo?».

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Scoperta una facia di pietra su Marte che ricorda Benito Mussolini

Trovata su Marte una nuova faccia di pietra: il profilo di un maschio pelato e dalla mascella volitiva. Che assomiglia a Benito Mussolini.

C’è qualcosa di nuovo su Marte. Sul suolo del Pianeta Rosso, visibile da tutti attraverso Google Earth (nella sua versione marziana) sembra esserci una formazione geologica che ricorda una figura umana.
Ce l'ha segnalata Matteo Ianneo, un lettore di Cerignola (BA), che pazientemente ha osservato le immagini raccolte dalla sonda Mars Global Surveyor.

Le coordinate per ritrovare il piccolo monte sono:

Latitudine: 33° 12' 6.75" N
Longitudine 12° 56' 24.14" O

La formazione geologica (un avvallamento di circa 2 km di lunghezza) si trova nei pressi di Cydonia Mesae, la regione dove già nel 1976 la sonda Viking fotografò il primo e ben più celebre volto di Marte.
Circostanza per alcuni un po' sospetta: si tratta forse di un ester egg (uovo di pasqua) di Google? Dal motore di ricerca assicurano di no: a Focus confermano che le immagini di Nasa ed Esa non subiscono manipolazioni e, inoltre, non si tratta di un errore di allineamento delle immagini satellitari (in passato per via di un accostamento non perfettamente lineare di due immagini della superficie oceanica c'è stato chi ha pensato alle prove dell'esistenza di Atlantide).

faccia marziana

Un'immagine monocromatica che mostra più nel dettaglio la forma.
Anche in questo caso, dunque, si tratta di un caso di pareidolia (dal greco είδωλον, immagine, col prefisso παρά, simile), l'illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale.

Facce dovunque. Ma perché vediamo ovunque visi e figure antropomorfe? Perché il volto umano è quella parte di realtà che vediamo più frequentemente durante la nostra vita e il cervello umano ha sviluppato la capacità di individuare gli elementi che formano un viso in tempi rapidissimi, abilità, secondo gli studiosi, evolutasi con l’uomo stesso. Lo sanno bene anche gli astronomi che per dare il soprannome a nebulose e costellazione hanno sempre trovato forme antropomorfe e zoomorfe.


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martedì 3 maggio 2011

RILASCIATO VIDEO DI UN "GRIGIO" DI ZETA RETICULI CON ASTRONAVE ALIENA


 

Un nuovo video è stato rilasciato da fonte anonima, che riteniamo molto interessante e meritevole di ulteriori indagini. Nel commento del video, si afferma essere un filmato autentico in cui si può osservare una specie aliena chiamata Zeta Reticuli.

Gli Zeta Reticuli sono comunemente denominati 'Grey Alien' (Alieni Grigi), una razza aliena con gli occhi di grandi dimensioni a forma di mandorla, la grande testa, lunghe braccia e corpi magri.

Il filmato è stato caricato su YouTube (video sharing) su sito web con le seguenti dichiarazioni introduttive:

Filtrato per la declassificazione e la diffusione attraverso internet e media.
7 nastri di video con materiale registrato tra il 1942 e il 1969
Materiale contenente incidenti UFO, il recupero e lo studio di forme di vita extraterrestre.

Data l'importanza di questi documenti, mantenere l'anonimato delle fonti.
Il video contiene un campione a cura frammenti di nastro video 05.
.
Nastro durata 180 minuti, la durata totale 1.260min registrati
.
05 frammenti di nastro a cura:
Case bob 25/skinny 0:08:42-00:08:50
Case bob 25/skinny 0:27:36-00:27:45
Case 26/How di guidare 0:55:07-00:55:12

Il video è intitolato: "alieno grigio Zeta Reticuli- ufo - extraterrestre - Filmato trapelato"







Il video è stato accompagnato con il seguente video che affermano di avere connessioni con l'Aeronautica Militare degli Stati Uniti:



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Il Codice del Volo di Leonardo volerà su Marte a bordo di Curiosity

Dopo le sue teorie sul volo e i numerosissimi studi che lo hanno reso un grande anticipatore dei tempi, Leonardo da Vinci andrà su Marte. Non fisicamente, è chiaro. Una copia del suo 'Codice del volo' accompagnato dalla copia di un suo autoritratto voleranno sul pianeta rosso a bordo della navicella della missione Mars Science Laboratory che partirà il prossimo 26 novembre.

Ad annunciarlo è stato il direttore del Jet Propulsory Laboratory (Jpl) di Pasadena, Charles Elachi, in occasione del primo incontro al Politecnico di Torino del ciclo di seminari dal titolo 'Space Robotics: new technologies and frontiers'.

Le opere del celebre studioso saranno poste sottoforma di un microchip all'interno di Curiosity, il robot grande quanto un'auto che avrà due anni di tempo per raccogliere quante più informazioni possibili su Marte. A partire dall'agosto del 2012, periodo in cui la navicella sbarcherà sul pianeta rosso. Un viaggio lungo parecchi mesi, ma che secondo gli esperti, potrebbe fornire nuovi importanti dati sul pianeta rosso.

Perchè inviare il 'Codice del volo' di Leonardo su Marte? L'idea è stata di Silvia Rosa Brusin, vice caporedattore del telegiornale scientifico 'Leonardo', secondo cui l'opera è l'antenata dei moderni viaggi nello spazio, il primo passo dell'uomo verso il cielo.


Charles Elachi, dal canto suo, ha commentato il perchè dell'importanza del valore simbolico della missione: "Leonardo ha gettato le basi per capire il volo degli uccelli e ha contribuito a capire come volano gli aerei. Ogni volta che prendiamo un aereo dovremmo pensare a lui".

Dal passato al futuro, il passo è stato breve. 500 anni prima, Leonardo aveva giò capito che nonostante la gravità terrestre renda gli uomini legati al suolo, la testa, e con essa la mente, è proiettata verso il cielo.

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Le medicine nello spazio non funzionano

Nello spazio è meglio non ammalarsi: un recente studio della NASA ha dimostrato che tra le stelle i farmaci perdono gran parte della loro efficacia.

Astronauti e turisti spaziali, nel preparare la valigia per il prossimo viaggio tra le stelle non dimenticatevi la maglia di lana: nel cosmo anche un banale raffreddore potrebbe diventare piuttosto antipatico visto che l'efficacia di aspirine e medicinali vari, lassù, sembra essere notevolmente ridotta. Lo affermano i ricercatori del Johnson Space Center in un articolo recentemente pubblicato sulla rivista scientifica AAPS.

Emicranie spaziali
Le medicine, sulla Terra, hanno una vita utile media di un paio di anni, poi cominciano più o meno rapidamente a perdere le funzionalità terapeutiche. Ma nello spazio l'esposizione prolungata alle basse dosi di radiazioni ionizzanti ne riduce notevolmente la vita utile: in altre parole, scadono prima.
Il problema è piuttosto serio, perchè la sempre maggior durata di viaggi e missioni spaziali rende indispensabile agli astronauti poter disporre di farmacie  ben fornite.
Gli scienziati americani hanno mandato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale 35 campioni di medicine diverse e a intervalli variabili tra 15 giorni e 28 mesi ne hanno analizzato l'effettiva efficacia.I risultati sono stati sconfortanti: quasi tutti i composti sono tornati dallo spazio parzialmente o completamente degradati e la maggior parte di loro non avrebbe superato i test della Food and Drug Administration per la commercializzazione negli USA.
Le adrenaline, la vitamina A e la vitamina C hanno invece tratto giovamento dalla permanenza nello spazio: l'ambiente ricco di CO2 le ha protette dalla ossidazione alla quale sono particolarmente sensibili.
«Lo studio faciliterà la ricerca e lo sviluppo di prodotti farmaceutici progettati per lo spazio e di tecnologie di packaging adatte all'ambiente extraterrestre» spiega Lakshmi Putcha, responsabile dello studio.


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Scoperto un gigantesco ragno preistorico con zampe lunghe 12 centimetri

Aveva zampe lunghe oltre 12 centimetri e viveva in Cina nel periodo Giurassico: e' il piu' grande ragno fossile mai scoperto e ha parenti moderni, capaci di tessere le tele piu' grandi del mondo. E' descritto sulla rivista Biology Letters da ricercatori americani e cinesi delle universita' del Kansas e Capital Normal University.
Secondo gli autori la scoperta dimostra che il clima nella regione cinese di Daohugou, dove il fossile e' stato scoperto, probabilmente nel giurassico era caldo e umido come quello delle attuali zone tropicali.
I discendenti del ragno fossile, del genere Nephila, oggi vivono infatti oggi nei Paesi tropicali.
Tre sono le particolarita' che rendono unici questi ragni: le loro tele enormi, che raggiungono un diametro anche di 1,5 metri, il caratteristico colore dorato della seta usata per tessere le tele e la resistenza del filo, in grado di catturare una grande varieta' di insetti di media e grande taglia e occasionalmente anche di pipistrelli e uccelli.
La scoperta del fossile, secondo gli autori, proverebbe infine che questo genere di ragni, catturando insetti di grande taglia nel periodo giurassico, avrebbe giocato un ruolo importante nella selezione naturale degli insetti che oggi popolano il pianeta.

fonte ANSA

11 maggio 2011: Roma sarà distrutta da un terremoto?

Il terremoto in Giappone, quello in Indonesia, la scossa in Messico. La catastrofe si avvicina e quel Raffaele Bendandi lo aveva detto: l'11 maggio di quest'anno un terremoto violentissimo spazzerà via Roma . Dopodichè scosse a macchia di leopardo sul pianeta immaginando la Ritcher schizzare come un termometro immerso in una pentola bollente. Lui, con quella fronte pur alta ma divisa da una papalina che gli proteggeva la calvizie dal freddo, macchie di unto ataviche sui 'calzoni', mai in cravatta. Interpellato dalla Rai ad ogni terremoto, Bendandi era un sismologo autodidatta faentino e scontroso, che sapeva prevedere i terremoti "d'influsso planetario", come diceva lui. E pare ci prendesse molto.
"Ieri i miei strumenti alle 20:36 hanno segnalato scosse con epicentro 123 chilometri ad est di Tahiti". La stessa notizia arrivava poco dopo confermata dagli osservatori tedeschi e giapponesi. E lo stravagante ci prendeva anche, di molto prima. Al punto che se ne incuriosì il direttore Albertini, che mandò un inviato ad intervistarlo. Era Otello Cavara, ufficiale aviatore con Bendandi che, il 22 novembre 1923, davanti al notaio Savini di Faenza, dichiarò che il 2 gennaio si sarebbe verificato un terremoto nelle Marche. Fu così che il 4 gennaio in terza pagina il Corriere della Sera lo nominò "L' uomo che prevede i terremoti".


Allora la scienza accademica s'inasprì, ferita nella vanità da un autodidatta. E Bendandi, dal canto suo, s'irrigidì, fino alla scoperta dell'America: nel 1925 Thomas Morgan della United Press stipulò regolare contratto in cambio della sua collaborazione e Bendandi poté smettere il mestiere d'artigiano, con cui aveva campato fino ad allora. Poi la stima del Duce durante il fascismo e il titolo di Cavaliere della Repubblica sotto Gronchi.
Una storia entusiasmante, ma dell'11 maggio e di una Roma rasa al suolo 'bombardata' dalla Terra, nessuna traccia. Il terremoto della Marsica, 3 gennaio 1915, 11esimo grado della scala Mercalli, 30mila morti e una città, Avezzano, dove solo 3mila abitanti (su 11mila) poterono raccontarlo. Il terremoto di Senigallia del 2 gennaio 1924. Il Friuli, 6 maggio del 1976 ore 21:06, una scossa di magnitudo 6,5: quasi mille i morti e 45mila gli sfollati. Una teoria originale: "Secondo dati da me raccolti e controllati il sisma avviene quando nel giro mensile di una rivoluzione lunare l’azione del nostro satellite va a sommarsi a quella degli altri pianeti".
Letta fa sorridere, interpretata un po' meno. Perchè come detto, pare ci prendesse quel Bendandi, anche se di Roma non sapeva cosa farsene.
Eppure le smentite della Protezione Civile e di Paola Lagorio - chi meglio di lei - fisica e direttrice dell'Osservatorio geofisico 'Raffaele Bendandi' di Faenza, secondo cui nelle carte del sismologo fai-da-te non vi sarebbe alcun nome luogo o data riportati sulla Capitale, non hanno smorzato animi e tantomeno allarmi. Perchè il nome del vecchio detto "non è vero ma ci credo", oggi, ha sfiancato il raziocinio. Sul tavolo degli imputati, certamente, ci va la Rete, con la sua eloquenza da prima dama e quel suo spirito liberal-moderno che non di rado sfiora l'anarchia. Tuttavia, dall'altra parte c'è qualcuno che forse 20 anni fa ci ha detto che nell'11 maggio del 2011 saremmo tutti morti. Un po' come la profezia dei Maya, persa nel dimenticatoio di chiunque, perch adesso c'è Bendandi. Del resto il popolo del web, che poi il popolo di sempre ma con un portatile dentro casa e la connessione internet, dispensa bene i suoi credi e i suoi valori. Gli d il tempo del consumo, per poi rimasticare nuova fantascienza.
Allora tanto vale guardarci intorno, buttare l'occhio dall'altro capo del mondo, dove di fronte al disastro nipponico, che sembra uscire dal capolavoro d'animazione di Hayao Miyazaki, 'Nausicaä della Valle del Vento', non è facile capire come sia possibile non farsi prendere dal panico, non lasciarsi andare alla disperazione più totale, non sentirsi completamente persi. La risposta è ovvia: essere preparati. E continuare ad esserlo, perchè, su tutti, l'Italiano doc pare voglia invece soffocarsi d'ansie e strangolare gli altri con le sue psicosi (digitali). Come se avesse sempre il bisogno di mettersi in gioco: lo stimolo ad un egocentrismo esasperato che trova risposta nella bigottagine sociale. Alla disoccupazione in crescendo, ai passi falsi del sistema poitico, alle vallette ed al linguaggio aulico di Bonolis, l'italiano non diventa medio, ma se ne convince tale, ignorando quello stato regolare e monoforme, molto spesso invidiabile e certamente più appetibile dall'etica comune.
A tutto ciò, quell'Italiano, risponde col suo senso ironico e furbesco, decide di distrarre il popolo e lo colpisce con una favola allarmistica redatta online (fonti riferiscono che tutto ha avuto inizio da un post su Wikipedia e poi rimosso dai moderatori). Lo fa per ritornare al centro del suo mondo, per riprendersi i suoi spazi in un destino che non gli appartiene più, mentre scivola tra le inezie di un simulacro sociale sigillato dall'Auditel e dai tornaconti elettorali. È una reazione esasperata ad un presente alternativo, fatto di Bunga Bunga e Lele Mora, di opulenza e stramaledetta parsimonia.
Ora, è quasi certo che quell'Italiano se ne starà nella sua modesta casa, col solito giro di orologio che segna il suo abbandono e con l'illusione di aver trovato la sua gloria nella fandonia dell'11 maggio. Proprio quando Bendandi, nel suo laboratorio di Via Manara 17 a Faenza nel trafficare col suo rullo, sentì quella volta tremargli il cranio. Così, cadde muto; tra tavolo e stufa della camera da letto ai primi di novembre del '79. Come muto cade Lui, che voce ha, ma non può gridare alcun sgomento.

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Morte di BinLaden, tutto quello che ancora non si sa

Poche ore dopo avere annunciato la sua uccisione, il Pentagono ha subito precisato che il corpo di Osama Bin Laden era stato seppellito in mare. Non bisogna per forza essere dei complottisti per capire che questo aspetto scuscita alcune perplessita. Il governo americano ha spiegato che la ragione della sepoltura in mare di bin Laden si deve alla decisione di seguire il rituale islamico, che prevede che la salma vada seppellita entro 24 ore della morte. Ma perché in mare? Prima di tutto si voleva evitare di far diventare la tomba del terrosista un luogo di pellegrinaggio per fondamentalisti e affini, in secondo luogo Arabia Saudita e altri paesi arabi avrebbero rifiutato la salma. Il pentagono ha confermato che gli esami del dna hanno confermato l'identità dello sceicco del terrore, ma l'opinione pubblica resta in attesa di una prova regina, che ancora non è stata mostrata: la foto originale della salma. Ecco perchè gli scatti potrebbero non essere mai svelati.
Come già spiegato prima il rischio più concreto è quello di fare di Bin Laden un simbolo, un martire per la causa islamica, polarizzando lo scontro tra civiltà. Ecco perchè le foto non sono ancora state mostrate.

Dopo un lungo lavoro di intelligence, quattro anni fa i servizi segreti statunitensi scoprirono il nome di un corriere dello sceicco, ma ci vollero un paio di anni prima di identificare l’area in cui era attivo. Spiandone a lungo i movimenti, l’intelligence ha notato che il corriere faceva di frequente visita a un complesso di edifici a Abbottabad, una piccola cittadina a nord raggiungibile in un’ora di automobile da Islamabad.

Identificato il nascondiglio, nelle settimane seguenti gli analisti della CIA hanno studiato le immagini satellitari e i rapporti degli agenti sul campo per capire quante persone abitassero all’interno del complesso e se ci fosse davvero il famoso terrorista. Una volta accertato il bersaglio la missione dei Navy Seals era quella di uccidere Osama bin Laden e non di catturarlo: «Era una operazione programmata per uccidere», hanno rivelato una fonte del Pentagono. E il team impiegato ha ucciso il capo di Al Qaida con alcuni colpi sparati alla testa. Proprio la fine cruenta che ha deturpato il viso avrebbe consigliato agli americani di aspettare per mostrare il cadavere, per non far sembrare il tutto un'ostentazione di un trofeo macabro di guerra. Ma si sa che al giorno d'oggi senza prove non si va avanti, e dopo la foto falsa diffusa dai media pakistani, il mondo aspetta qualcosa di concreto, per evitare una scia di sospetti, polemiche e miti alla Elvis.

E' certo che le prove non manchino agli statunitensi. E' già stato diffuso un video dalla ABC in cui si vede il covo, isolato dal mondo ma realtivamente grande: ad ogni modo niente internet, niente tv, letti e brande con materassi non più alti di 4 dita. Pochi mobili essenziali, in legno compensato, solo tappeti per sedersi.

Ma la parte più rilevante è quella in cui si vedrebbe l'intrusione nel nascondiglio, con lo sceicco che tenta di opporre resistenza dopo un violentissimo conflitto a fuoco. Sarebbe stata ripresa anche la scena in cui BinLaden tenta di farsi scudo di una delle due mogli. Insomma le prove ci sono, numerose, com'era lecito attendersi. Se mostrarle tutte, o in parte è una decisione che spetta in questo caso solo agli americani e alla loro gestione del dopo, con il pensiero che corre subito al pericolo immediato di ritorsioni da parte di cellule fondamentaliste per vendicare il loro nuovo martire.

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domenica 1 maggio 2011

Guardiamo a 370° si rinnova!

Posted by GUARDIAMO A 370° 21:37, under | No comments

Ci scusiamo moltissimo per questa nostra lunga assenza ma a causa di mancanza di personale e a continui problemi tecnici l'aggiornamento quotidiano del sito è stato compromesso... Ma questi problemi sono passati e tra un brevissimo periodo di tempo il sito rimprenderà alla grande! Solo il tempo di riordinare un po' le idee e di ri-organizzare un po' di cose.
Grazie mille da tutto lo staff.

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