Panoramica:

venerdì 26 febbraio 2010

La morte in diretta di un esopianeta divorato dalla sua stella madre

Una stella sta divorando il suo pianeta. Gli astronomi seguono l’evento in diretta per la prima volta. Il cannibalismo cosmico è noto e fa parte della storia violenta dell’universo. Già si conoscono diverse galassie nate dall’inglobamento di altre. In questo caso, però, è interessante seguire come il tutto stia avvenendo scoprendo i vari meccanismi in azione.



VITTIMA – La vittima è il pianeta Wasp-12b che ruota attorno a una stella della taglia del nostro Sole appartenente alla costellazione Auriga. Quando il pianeta venne scoperto nel 2008 rivelò subito la sua stranezza da record fra gli oltre 400 pianeti extrasolari finora scoperti. Da allora è sotto stretta osservazione da parte di un team internazionale di astronomi che comprende da Shu-lin Li dei National Astronomical Observatory in Cina, al professor Douglas N.C. dell’Università americana di Santa Cruz, al Jet Propulsion Laboratory della Nasa, alla National Science Foundation statunitense. Ora sulla rivista britannica Nature raccontano la loro interessante scoperta.



PIANETA GASSOSO – Scrutando il soggetto hanno visto che si tratta di un pianeta gassoso analogo al nostro Giove, ma sei volte più grande in volume e purtroppo vicinissimo alla stella madre: 75 volte più vicino della Terra rispetto al Sole. Questa prossimità causa su di esso negative conseguenze perché la potente gravità della stella genera paurosi effetti di marea con pesanti deformazioni della forma e movimenti interni dai quali si genera un riscaldamento per frizione. Di per sé ha già una temperatura elevata, circa 2.500 gradi centigradi: ma tende a essere sempre più caldo e per questo si espande come una bolla. I suoi strati esterni diventano di conseguenza meno densi e la materia di cui sono costituiti viene assorbita dalla forza gravitazionale dell’astro-madre distribuendosi intorno ad esso e formando anelli sul piano equatoriale, simili a quelli esistenti intorno al nostro Saturno, per farci capire.



RISUCCHIATO – La materia risucchiata è notevole: hanno calcolato che la massa perduta è di sei miliardi di tonnellate al secondo. Quindi sarà fagocitato interamente e ciò accadrà fra 10 milioni di anni. La cifra potrà sembrare un tempo lungo, ma per gli astronomi e per i cicli dell’universo è un battito di ciglia. Eppure è un pianeta ancora giovane, però la sua sorte è segnata. Alla fine vivrà 500 volte meno della nostra Terra calcolata fino a oggi. Tuttavia la lunga agonia planetaria sta almeno facendo felici gli scienziati per la straordinaria opportunità che offre. In fondo è una variazione della sorte riservata pure alla nostra Terra, la cui vita è legata alla vita del Sole. E, quando si spegnerà, per il pianeta azzurro sarà finita. Tutto cambia in continuazione, anche in cielo.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze

Marte: ci sono le prime prove che le increspature delle dune si muovono.

Le increspature delle dune su Marte di spostano come quelle dei deserti della Terra e vengono mosse da venti fortissimi. La scoperta, nata dalla collaborazione fra Italia e Stati Uniti, dimostra che Marte e' ancora oggi un pianeta molto attivo dal punto di vista geologico.




Il movimento della parte superiore delle dune e' evidente nelle immagini raccolte dalla sonda statunitense Mars Reconnaissance Orbiter (Mro), analizzate da un gruppo internazionale coordinato dall'italiano Simone Silvestro, della Scuola internazionale di scienze planetarie (Irsps) dell' universita' d'Annunzio di Pescara, e dall'americana Lori K. Fenton, dell'istituto Seti del Centro di ricerche californiano Ames.



''E' la prima documentazione dell'esistenza di increspature sulle dune di Marte'', ha detto all'ANSA Silvestro, che lunedi' primo marzo presentera' la ricerca negli Stati Uniti, a Houston, nella Lunar Planetary Science Conference.



''I movimenti delle increspature sulla sommita' delle dune sono risultati evidenti nelle immagini rilevate a distanza di quattro mesi'', ha detto ancora il ricercatore, e questa e' la prova indiretta che tutte le dune su Marte sono attive, anche se il loro spostamento richiede migliaia di anni.



Nelle immagini analizzate dai ricercatori le dune appaiono molto scure:''sono composte da sabbia di origine basaltica, formata dall'erosione di rocce vulcaniche'', ha spiegato Silvestro. Si trovano nel cratere Nili Patera, del vulcano Syrtis Mayor, all'interno di una delle regioni che appaiono come grandi macchie scure sulla superficie del pianeta.



''E' molto importante avere dimostrato che le increspature si spostano nonostante la flebile atmosfera di Marte'', ha osservato il ricercatore. ''Sulla Terra l'atmosfera e' molto densa ed e' normale che i venti riescano a muovere la sabbia, ma con un'atmosfera debole come quella marziana i venti devono essere decine di volte piu' forti''

tratto da: http://mysterium.blogosfere.it/

martedì 23 febbraio 2010

Endeavour: missione compiuta

Posted by GUARDIAMO A 370° 15:26, under ,,,,,, | No comments

Lo Shuttle Endeavour, con a bordo il suo equipaggio di sei astronauti, è regolarmente rientrato al Centro Spaziale Kennedy di Cape Canaveral il 22 febbraio alle 22:20, quando in Italia erano le 4:20. La missione Sts-130, cominciata due settimane fa con un ritardo di 24 ore dovuto alle avverse condizioini metereologiche, si è dunque conclusa nel migliore dei modi. Gli astronauti Bob Behnken e Nicholas Patrick avevano terminato l'ultima delle tre passeggiate spaziali in programma alle 9:03 del 17 febbraio scorso (ora italiana), perfezionando le operazioni di aggancio e istallazione dei due nuovi elementi della Stazione Spaziale Internazionale. Il nodo Tranquillity e la Cupola erano stati spostati dal payload alle 9:49, sempre ora italiana, del 12 febbraio scorso.




Lo Shuttle, lanciato dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, si era regolarmente agganciato alla Stazione Spaziale Internazionale due giorni dopo, alle 6:06 del 10 febbraio. "Davvero un bel lancio - commentava l'Associated administrator per le missioni spaziali della NASA Bill Gestermaier - e un grande inizio di una missione così complessa". Il direttore generale dell'ESA Jean-Jacques Dordain ha ringraziato la NASA, il team di terra e l'equipaggio, sottolineando che "si tratta di un evento particolarmente importante perché lo Shuttle stavolta è pieno di hardware europeo". Quello di lunedì scorso è stato l'ultimo lancio in notturna dello Shuttle: le prossime quattro missioni partiranno tutte di giorno.



A bordo il suo preziosissimo carico: il terzo modulo per la Stazione, il Nodo-3 ribattezzato “Tranquillity” la scorsa primavera in omaggio alla missione Apollo 11. Un cilindro lungo 7 metri e largo 4,6 pieno di tecnologia e corredato di una gran quantità di cose: da una vera e propria palestra a un sistema per ricavare acqua potabile dall’urina e un avanzatissimo impianto di ricondizionamento dell’aria. Ma soprattutto dotato di una spettacolare Cupola a sette finestre che spalancherà alla vista degli inquilini della ISS un panorama spaziale a 360 gradi mai visto prima.



Tranquillity è stato interamente realizzato negli stabilimenti torinesi di Thales Alenia Space ed è parte dell’accordo NASA-ESA del 1997 (firmato proprio nel capoluogo piemontese) che impegnava l’Agenzia Spaziale Europea a fornire alla ISS il secondo e terzo dei tre moduli abitativi previsti. Così, non appena le operazioni di “aggancio” saranno ultimate, l’Italia potrà legittimamente farsi vanto di aver realizzato metà dello spazio abitabile sulla Stazione Spaziale Internazionale.



Il modulo aveva lasciato Torino lo scorso 17 maggio ed era stato ufficialmente consegnato alla NASA il 20 novembre con una solenne cerimonia svoltasi al Kennedy Space Centre in Florida, negli Stati Uniti. Il lancio, schedulato per febbraio 2010 fin da prima della consegna, era stato messo in forse proprio all’inizio di quest’anno. Ma questa volta le condizioni meteo e la navetta non avevano alcuna responsabilità. Sul banco degli imputati è invece salito il manicotto di una conduttura che fa parte delsistema di controllo termico del modulo. Una serie di malfunzionamenti sarebbero infatti emersi quando il pezzo, che deve trasportare ammoniaca, era ancora dal produttore ogni qual volta veniva sottoposto a sollecitazioni gravose, simili a quelle di esercizio.
 
tratto da: http://www.coelum.com/

lunedì 22 febbraio 2010

Vita extraterrestre: critiche sulla “zona abitabile”

In astronomia, una zona abitabile (detta anche zona Goldilocks o Cintura Verde) è una regione dello spazio le cui condizioni favoriscono la presenza della vita. Anzitutto, affinché una zona del cosmo sia abitabile, deve rispettare delle importanti condizioni spaziali: deve infatti avere una certa posizione nella galassia (zona galattica abitabile), e un’altra determinata posizione all’interno di un sistema solare (zona circumstellare abitabile). I pianeti e le lune che rispettano queste prime condizioni sono i migliori candidati al sostentamento della vita. Nello specifico, il termine “zona abitabile” può anche riferirsi alla fascia del nostro Sistema Solare, che comprende, ovviamente, anche la Terra, estendendosi da una distanza dal Sole di 0,95 UA a una di 1,37 UA.


Gliese 581 c, il secondo pianeta orbitante attorno alla stella nana rossa Gliese 581 (a circa 20 anni luce dalla Terra), sembra essere il miglior esempio di pianeta extrasolare collocato nella teorica zona abitabile del suo sistema.

Ma questa teoria non accettata da tutti gli astronomi ed esobiologi.

Infatti il concetto di zona abitabile è stato criticato da Ian Stewart e Jack Cohen nel loro libro di astrobiologia “Evolving the Alien” per due motivi: in primis, considerare la “zona abitabile” come l’unica in grado di ospitare la vita, lascia supporre che possano esistere solo forme di vita simile a quelle terrestri, con le stesse esigenze e la stessa composizione; in secundis, anche ammettendo la validità della zona abitabile, possono benissimo esistere pianeti considerabili abitabili anche al di fuori della suddetta zona. Un esempio potrebbe essere Europa, satellite di Giove, che potrebbe ospitare, al di sotto del ghiaccio che lo ricopre, oceani d’acqua liquida con un ambiente simile a quello dei fondali oceanici terrestri. L’esistenza di estremofili sulla Terra fa sì che l’esistenza della vita su Europa sembri un’ipotesi plausibile. Il biologo planetario Carl Sagan sosteneva che la vita fosse possibile anche su pianeti giganti gassosi, come lo stesso Giove. La scoperta di forme di vita in un ambiente simile farebbero rivedere completamente le ipotesi sull’abitabilità di una determinata area dello spazio.

Differenti livelli di attività vulcanica, effetti lunari, e della massa planetaria possono influire sulla possibilità dei pianeti di sostenere la vita.

tratto da: http://www.centroufologicotaranto.wordpress.com/

La Nube di Magellano si svela con Spitzer Space Telescope

L’immagine nell’infrarosso della Piccola Nube di Magellano, ripresa dallo Spitzer Space Telescope della NASA, mostra le stelle e la polvere di questa galassia come mai si erano viste prima. La Piccola Nube di Magellano è una galassia satellite della nostra, che dista approssimativamente circa 200.000 anni luce.




Qui si osserva il corpo centrale della Piccola Nube di Magellano che comprende una “barra” sulla sinistra e un’”ala” che si estende sulla destra della foto. La barra contiene sia stelle vecchie (in blu) che giovani che illuminano la polvere da cui si sono formate (in verde e rosso). L’ala è ricca soprattutto di stelle giovani. Inoltre, in basso a sinistra, si osserva un ammasso globulare di colore blu e, in verde a destra in alto e in basso nell’angolo, l’emissione delle polvere della nostra Galassia.



I dati ricavati da questa immagine vengono usati dagli astronomi per studiare il ciclo vitale della polvere dell’intera galassia: dalla sua formazione nelle atmosfere stellari, a quella consumata per formare nuove stelle, o come serbatoio per il mezzo interstellare attuale. La polvere formatasi nelle stelle vecchie ed evolute (quelle blu con un sfumatura rossa) viene misurata a lunghezze d’onda infrarosse centrali. La polvere interstellare attuale viene pesata misurando l’intensità e il colore di emissione a lunghezze d’onda nel lontano infrarosso. La velocità alla quale il materiale grezzo viene consumato è determinato studiando le regioni di gas ionizzato e le stelle giovani (le regioni estese in giallo e in rosso). La Piccola Nube di Magellano, e la sua compagna, La Grande Nube di Magellano, sono le due galassie dove questo tipo di studio è possibile e la ricerca non può essere fatta senza lo Spitzer Space Telescope.



Questa immagine è stata ripresa dalla camera e dal fotometro a bordo del telescopio spaziale (a 3,6 micron per le regioni blu, 8,0 micron per il verde, mentre il rosso è una combinazione di 24-70 e 160 micron). Il blu traccia prevalentemente le stelle vecchie; il verde l’emissione dei grani di polvere organica (principalmente i “polycyclic aromatic hydrocarbons”); il rosso l’emissione dei grani di polvere più grandi e freddi.



Per ulteriori informazioni, si visiti il sito di Spitzer Space Telescope alla pagina: http://www.nasa.gov/mission_pages/spitzer/multimedia/asmccaption.html

tratto da: http://www.gruppolocale.it/

La Luna? Si è staccata dalla Terra in seguito ad una esplosione nucleare

Rivoluzionaria ipotesi di due ricercatori: un georeattore all'origine della formazione del nostro satellite


MILANO - Come si è formata la Luna? La domanda è piuttosto semplice ma la risposta finora data dalla scienza non è univoca. In pratica non è ancora certo come si sia formato il nostro satellite. Ora da due ricercatori, uno dell'Università del Western Cape in Sud Africa R. J. de Meijer e l'altro dell'Università di Amsterdam W. van Westrenen arriva una nuova rivoluzionaria ipotesi pubblicata per la prima volta sulla rivista Earth Moon and Planets International Journal of Solar System Science: la Luna si sarebbe formata a seguito di un potentissima esplosione nucleare.



LE IPOTESI SUL CAMPO - Finora le ipotesi sul campo erano quattro. La prima quella della cattura sostiene che la Luna si sia formata in una zona diversa del sistema solare e poi sia stata catturata dall'attrazione gravitazionale della Terra. Questa ipotesi ha un grosso punto debole: le condizioni richieste per la cattura (ad esempio la presenza all'epoca di un'estesa atmosfera terrestre che dissipasse l'energia prodotta dall'evento) non sono considerate molto probabili. La seconda, quella della coformazione, sostiene che Terra e Luna si formarono insieme ma in forma separata a partire dal cosiddetto disco di accrescimento primordiale. Anche qui c'è però un problema: questa ipotesi non spiega in modo soddisfacente lo svuotamento del ferro metallico sulla Luna. Si sviluppa quindi una terza ipotesi, quella della fissione: in pratica la Luna si sarebbe staccata dalla Terra per effetto di forze centrifughe creando un immenso bacino. Questa teoria presenta però un punto debole: per generare il distacco sarebbe stato necessaria una rotazione terrestre iniziale troppo elevata rispetto a quella che si suppone esistente all'epoca.

Attualmente quindi, quella che è considerata la teoria più accreditata della formazione della Luna, è una quarta, quella dell'impatto gigante. Questa teoria ipotizza l'impatto con la Terra di un corpo celeste dalle dimensioni di Marte, che creò abbastanza materiale nell'orbita attorno alla Terra da formare la Luna. Anche questa teoria però ha diversi punti deboli, dal fatto che la percentuale di ossido di ferro della Luna implica che il materiale proto-lunare proverrebbe solo da una piccola frazione del mantello terrestre, al fatto che non c'è prova che la Terra abbia mai posseduto un oceano di lava come previsto da questa teoria.



LA TEORIA DELL'ESPLOSIONE - Lo studio di Meijer e van Westrenen azzarda una rivoluzionaria ipotesi che aggiorna la cosiddetta teoria della fissione eliminando il suo principale punto debole. La tesi dei due ricercatori parte da una critica della teoria dell'impatto gigante. Recenti studi hanno dimostrato che c'è un alto grado di similarità tra il contenuto isotopico della composizione rocciosa della Luna con quella della Terra. Ciò costituisce un problema perchè le simulazioni del cosiddetto impatto gigante prevedevano che solo il 20% della Luna sarebbe dovuta pervenire dalla terra mentre il restante 80% si sarebbe generato dall'impatto che avrebbe investito la Terra.

Meijer e van Westrenen rispolverano la teoria della fissione che era stata abbandonata negli anni '60. In questo modello la Terra primordiale era un corpo rotante in rapido movimento in cui le forze centrifughe erano solo di poco inferiori a quelle gravitazionali. In questa situazione, spiegano i due ricercatori, un piccolo incremento della velocità angolare avrebbe permesso ad una grossa massa di staccarsi dall'Equatore. Ma come si sarebbe generato questo aumento di velocità? Meijer e van Westrenen danno la loro risposta: mediante un'esplosione nucleare di un georeattore naturale. In pratica le forze centrifughe avrebbero concentrato gli elementi più pesanti, come l'uranio e il torio, vicino alla superficie terrestre sul piano equatoriale e l'alta concentrazione avrebbe dato vita all'esplosione che avrebbe poi permesso il distacco della Luna. L'esistenza dei georeattori è più che un'ipotesi. Nel 1970 è stata infatti documentata l'esistenza di un georeattore attivo tra 1,5 e 2 miliardi di anni fa a Oklo, in Gabon.

tratto da: http://www.corriere.it/

Scoperta immagine preistorica raffigurante un ufo ed un essere alieno

In una zona dell’India un gruppo di antropologi che lavorano con le tribù di montagna, hanno scoperto una stranissima e sorprendente immagine preistorica che raffigura degli strani esseri probabilmente non umani, con degli oggetti volanti che ricordano molto gli avvistamenti di ufo dei giorni nostri.L’archeologo della zona “Khan Wassim”, afferma che l’immagine in questione possa risalire a circa 10.000 anni fa. Se questo fosse vero confermerebbe ancora una volta, che gli ET conoscono molto bene la…nostra terra e che per loro non è una nuova scoperta come qualcuno pensa.Nell’immagine è raffigurato un essere sulla sinistra, probabilmente con una tuta spaziale, accompagnato sulla sua destra da un astronave di forma sferica che assomiglia incredibilmente agli avvistamenti degli ultimi anni, con delle piccole sfere in basso che sembrano cadere o indicare una direzione ed infine un oggetto in alto che ad alcuni, è sembrato una specie di Stargate.

mercoledì 10 febbraio 2010

PARTITO LO SHUTTLE. A BORDO ANCHE UN PEZZETTO DI ITALIA.

Posted by GUARDIAMO A 370° 15:33, under ,,,,,, | No comments

Cape Canaveral (Florida). Dopo alcune incertezze ed un rinvio a causa delle cattive condizioni climatiche è finalmente decollato dalla base spaziale di Cape Canaveral lo Shuttle Endeavour. Il lancio è avvenuto ieri sera verso le 4,14 locali (10,14 italiane) con un equipaggio formato da sei astronauti (cinque uomini ed una donna) al comando di George Zamka. Lo shuttle trasporta a bordo due moduli “italiani” per la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS): si tratta del Nodo 3 e della Cupola, entrambi costruiti dall’Agenzia Spaziale Europea negli stabilimenti dell’Alenia Space Italia di Torino. Il modulo Nodo 3 costituisce un elemento vitale per la futura stazione spaziale; è infatti il più sofisticato sistema di supporto vitale mai lanciato nello spazio: oltre a provvedere al riciclo delle acque di scarico e a generare ossigeno per i per gli astronauti, fungerà da palestra per l’equipaggio. Quando verrà agganciato e diverrà operativo, ospiterà due attrezzature adibite all’esercizio fisico dei nuovi inquilini. La Cupola, invece, sarà la “finestra” della Stazione Spaziale: attraverso di essa gli astronauti assisteranno alle passeggiate spaziali dei loro colleghi ed osserveranno nel migliore dei modi la Terra.
tratto da: http://danilo1966.splinder.com/

Il mistero della ragazzina che piange lacrime di cristallo

Davvero sono esterrefatto ogni volta di constatare quante bizzarrie esistano al mondo. Una di queste riguarda un video - anzi una serie di video - concernenti il caso assurdo di una ragazzina libanese che produrrebbe lacrime di cristallo dai suoi occhi.




A quanto ne sappia io, non esiste nessuna sindrome medica che possa giustificare una roba simile, e tutto lascia pensare che si tratti di un falso, anche se il video è piuttosto impressionante.

La ragazzina si chiama Hasnah Mohamed Meselmani, è libanese e all'epoca dei fatti, aveva dodici anni. Tredici anni fa, secondo il racconto che ne fecero, e che fu rilanciato dalla rivista Share international, fu protagonista di un fatto a dir poco incredibile. La giovane si trovava a scuola quando, ad un tratto, cominciò a sentire delle fitte pungenti ad un occhio. Si lamentò dei dolori con l'insegnante, la quale rimase sbigottita vedendo uscire dall'occhio due cristalli appuntiti.



La ragazzina venne subito portata da un oculista, che la tenne sotto osservazione per due settimane, durante le quali la giovane produceva in continuazione lacrime di cristallo, al ritmo di sette al giorno. Il medico, non riuscì a capire come si formassero quegli strani cristalli che erano così duri e appuntiri da tagliare la carta e, addirittura, rigare il vetro, ma che non provocavano alcun dolore né lacerazione agli occhi della dodicenne. Hasnah - sembra - è stata esaminata senza successo anche da specialisti europei ed americani.

Segnali sconosciuti captati da radar della Turchia


Il Ministero dei Trasporti e della Difesa Nazionale stanno lavorando per cercare di trovare la fonte che ha prodotto strani segnali, captati sui radar militari. La zona dell’anomalia è stata localizzata nei cieli di Bozcaada e l’episodio sarebbe accaduto due giorni fa (02/02/2010). I risultati delle indagini preliminari sono al momento segrete, ma si ipotizzano cause diversificate che vanno da aerei spia senza pilota fino agli UFO. Nessuna pista è stata esclusa. La fonte volante non identificata ha utilizzato una tecnica basata sulle frequenze radio, che avrebbe interferito su segnali radio militari.

tratto da: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/

Misteri: Plutone cambia colore

Plutone sta cambiano colore e le sue lastre di ghiaccio si stanno muovendo. Lo affermano gli astronomi dopo aver visto le foto scattate dal telescopio spaziale Hubble. Le immagini mostrano un Plutone sempre più rosso e ciò ha sorpreso gli astronomi. Per il pubblico il colore di Plutone oggi varia dal giallo e arancione, ma per gli astronomi è del 20% più rosso di quello che è di solito. Le fotografie mostrano i ghiacci di azoto che crescono e si restringono, diventando più evidente al nord, mentre al sud è più scuro. Gli astronomi sono sicuri, Plutone sta cambiando. Ma ciò è sorprendente, visto che una stagione dura circa 120 anni in alcune regioni del corpo celeste. Plutone attualmente non ha più la categoria di pianeta, visto che l’Associazione Astronomica Internazionale lo ha “declassato” a planetoide nel 2006.


tratto da: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/