Panoramica:

lunedì 30 novembre 2009

La spazzatura spaziale sta diventando un problema molto serio. Una minaccia anche per la ISS ?

Due frammenti di "spazzatura spaziale" si stanno avvicinando a pochi chilometri di distanza dalla Stazione Spaziale Internazionale "Alpha", senza al momento costituire un rischio per la Iss che non dovrebbe quindi dover alterare la sua orbita.





La Nasa ha infatti rilevato un frammento di un vettore Delta lanciato nel 1999, la cui distanza minima dalla Iss dovrebbe essere di 10 chilometri, e del materiale parte di un esperimento scientifico condotto nel corso di una missione shuttle, che non dovrebbe avvicinarsi a più di 14 chilometri dalla Stazione.



Con oltre 19mila oggetti in orbita terrestre - di cui appena 900 satelliti ancora integri, se non tutti funzionanti - la "spazzatura spaziale" sta diventando un problema sempre più serio, come dimostra la collisione fra due satelliti avvenuta nel febbraio del 2009.



Secondo gli specialisti le possibili strategie sono due: il recupero della maggior massa possibile di detriti e frammenti oppure una condivisione delle informazioni sulla loro localizzazione, in modo da minimizzare la possibilità di collisioni future.

La prima, oltre al problema pratico di come far rientrare nell'atmosfera i detriti, è costosa e rischiosa: durante il recupero i pezzi più grandi potrebbero infatti frammentarsi ulteriormente causando maggiori problemi (anche un pezzo di metallo di un centimetro di diametro è potenzialmente distruttivo date le elevate velocità orbitali: la recente collisione ne ha creati circa un migliaio).

La seconda dipende dalla buona volontà dei singoli Paesi di rivelare l'esatto posizionamento dei propri satelliti - anche militari - e ogni altro dato riguardante eventuali frammenti: in questo senso l'Agenzia Spaziale Europea ha lanciato il programma Space Situational Awareness, che mira alla sorveglianza della zona interessata. Secondo gli esperti servirebbe tuttavia un sistema globale integrato, proposta su cui fino ad ora solo Stati Uniti e Francia hanno espresso un qualche interesse, senza che nessun Paese abbia però manifestato un sostegno ufficiale all'iniziativa.

tratto da: http://mysterium.blogosfere.it/

Astronavi aliene negli archivi NASA,le più belle testimonianze dallo spazio


I migliori video trovati in rete




Avvistato UFO triangolare nel foggiano e uno simile sul Tennessee


Ci giunge notizia da un nostro affezionato lettore (di cui omettiamo le generalità per la privacy) di un interessante avvistamento, da lui effettuato il giorno 25 Novembre 2009. Si trovava ad Apricena (Fg), quando nota nel cielo alle ore 19:40 uno strano oggetto volante. Era di forma triangolare, con il lato opposto alla direzione di marcia curvo verso l’interno. Era dotato di luci fioche ma ben visibili su tutta la superficie. Ha attraversato la volta stellare a velocità ridotta, ad un’altezza che il testimone ha potuto quantificare attorno ai 200/400 metri, con totale assenza di rumore. L’avvistamento è durato circa 15 secondi, il cielo era limpido e il chiarore della Luna ha ottimizzato la visione. La direzione di movimento era da sud verso nord. Sarà una coincidenza strana, ma un oggetto similare è stato avvistato il giorno prima sul Tennessee. Il testimone è un pilota d’aereo che ha richiesto l’anonimato e che ha divulgato ciò al MUFON (Mutual UFO Network). Erano le ore 09:45 pomeridiane ed un pilota commerciale era in volo verso nord, direzione del dipartimento traffico aereo dell’aeroporto di Menphis. Improvvisamento nota un oggetto volante a forma di diamante, che passa al di sotto del CRJ-200 (Canadair Regional Jetliner). Il velivolo commerciale volava a circa 8000 piedi di quota e l’intruso passò sotto a circa 6000 piedi di quota. La traiettoria dell’UFO era direzione di volo da est a ovest e volava ad una velocità approssimativa da Mach 1 a Mach 1.5. Dopo qualche secondo riuscì a vedere meglio l’oggetto. Aveva una forma triangolare, perfetto, con luci fioche bianche, dal diametro approssimativo di circa 200 metri, grosso quanto un Boeing 747. Era un oggetto solido, non aveva luci lampeggianti o stroboscopiche, ed era completamente silenzioso. Lo vide per circa 20 secondi, fino a quando lo perse di vista.

tratto da: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/

Terzan 5, un… fossile nel cuore della Via Lattea!

Utilizzando l’Osservatorio del Keck e il Very Large Telescope di ESO, un team di astronomi (tra cui molti sono italiani) è riuscito ad identificare due distinti gruppi di stelle all’interno dell’ammasso globulare Terzan 5 appartenente alla nostra Galassia. Le due popolazioni stellari presentano età differenti, come pure differenti abbondanze di ferro: questa è una caratteristica rara negli ammassi globulari, e suggerisce una prospettiva molto interessante: Terzan 5 potrebbe essere proprio formato dai resti di una presistente galassia.




Orbitando intorno al centro della Via Lattea, Terzan 5 è tra i gli ammassi globulari più luminosi, tanto che potrebbe essere visto agevolmente con un binocolo se non fosse per il velo di polvere che è frapposto tra la Terra e l’ammasso stesso. Si pensava finora che osse un “comune” ammasso globulare, ovvero fatto da una popolazione compatta di stelle tenute insieme dalla gravità, con circa la stessa età e composizone chimica (va anche detto che tale scenario “classico” comunque nei tempi più recenti è stato fatto oggetto di una profonda revisione: la cosa forse non è adeguatamente sottolineata nella Press Release del Keck, ma vale la pena tenerne conto, per meglio comprendere il quadro attuale delle conoscenze).




L’ammasso globulare galattico Terzan 5


Le nuove osservazioni di questo ammasso, appena publicate sulla rivista Nature, dimostrano che Terzan 5 non è davvero un “genuino ed autentico” ammasso globulare, ma è piuttosto il residuo di una proto-galassia che si è fusa con entità analoghe, in tempi antichi, a formare il nucleo stesso della nostra Galassia.



La scoperta apre senz’altro una nuova finestra sui meccanismi di formazione delle galassie, e potrebbe costituire la prima evidenza osservativa che conferma come il nucleo della nostra Galassia si sia formato tramite un assemblamento di sistemi stellari già evoluti, dice Francesco Ferraro (Università di Bologna), uno dei principali autori della ricerca.



Ferraro e collaboratori hanno appunto studiato Terzan 5, che essendo localizzato nella zona centrale della Galassia, risulta difficile da investigare per l’alta concentrazione di polvere interstellare. Nonostante le difficoltà, gli scienziati sono riusciti ad identificare due distinte popolazioni stellari al suo interno – una luminosa le cui stelle appaiono più centralmente concentrate e una seconda, le cui stelle sono più deboli.



La cosa interessante è che i dati spettrali, raccolti con il telescopio Keck II, hanno dimostrato che le stelle più brillanti sono anche circa tre volte più ricche di elementi pesanti, specialmente in ferro, elemento che è formato nelle supernovae.



“Questa nuova popolazione è in effetti tra le più ricche di metalli che conosciamo; è un pò come trovare un tesoro nascosto in questo peculiare ammasso di stelle” dice Livia Origlia, dell’Osservatorio di Bologna, che ha scoperto le stelle ricche di ferro.



Tra gli ammassi che si discostano dal paradigma della “unica popolazione stellare” (Simple Stellar Population, o SSP in inglese), Terzan 5 spicca perchè a differenza di altri, sembra che la sua popolazione più vecchia abbia lo stesso contenuto di metalli delle stelle più ricche del nucleo galattico. Questo suggerisce con forza l’ipotesi che tali stelle siano proprio un residuo dei “mattoni di formazione” del nucleo stesso: in questo quadro, sistemi stellari simili a questo si sarebbero uniti insieme a formare il nucleo galattico, durante l’epoca della formazione stessa della Via Lattea.



Ferraro sostiene anche che le differenti età ed abbondanze di metalli tra le popolazioni in Terzan 5, suggeriscono come l’intero ammasso abbia sperimentato un secondo periodo di intensa formazione stellare, dopo circa sei miliardi di anni dallo “scoppio” iniziale di formazione delle stelle.



Nel complesso, una scoperta di notevole impatto sulla nostra comprensione della formazione della Via Lattea e sulla natura degli ammassi globulari, e un’altra testimonianza del fatto che – come si sta cominciando a comprendere da qualche anno – spesso si dimostrano ben più complessi ed articolati di quanto un tempo si ritenesse. Poi, non dimentichiamolo, un’altra dimostrazione della bravura e della competenza dei ricercatori di casa nostra …!

tratto da: http://www.gruppolocale.it/

Lanciato satellite spia giapponese.


È partito ieri 28 novembre dallo spazioporto dell'isola di Tanegashima in Giappone un vettore H-2A con il più avanzato satellite spia mai costruito in terra nipponica.


Poche notizie sono disponibili, soprattutto perché tutta la preparazione ed il lancio stesso sono stati gestiti in gran segreto.

Il decollo è avvenuto alle 0121 UTC dalla piattaforma di lancio numero 1 dello Yoshinobu complex, equivalenti alle 10:21 locali. Il vettore a due stadi alto 52 metri ha puntato verso sud e dopo due minuti di volo abbandonava due booster a propellente solido e depositava il suo carico su un'orbita polare dopo 15 minuti di volo.

La JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) ha dichiarato che la missione è avvenuta con completo successo ed il carico del costo di oltre 500 milioni di dollari è perfettamente funzionante ed operativo. È il quinto satellite spia nipponico lanciato per il controllo dello spazio al disopra della terra del sol levante, soprattutto a causa delle possibili ostilità provenienti dalla Corea del Nord che ha già eseguito lanci satellitari che hanno attraversato la terra giapponese. Ricordo che l'unico fallimento del vettore H-2A su 16 lanci, è avvenuto nel 2003 proprio durante un lancio segreto, causando la perdita del carico di satelliti spia.

Questo è stato il terzo lancio giapponese dell'anno contando anche la missione HTV verso la ISS, effettuato per mezzo del vettore H-2B, equivalente ad un H-2A "agli steroidi", prima missione ad utilizzare questo nuovo vettore più potente.

tratto da: http://astrogation.blogspot.com/

sabato 28 novembre 2009

Torna a vedere grazie all'occhio bionico

A Peter Lane, cieco da quasi 30 anni, è stato impiantato uno speciale ricevitore nella retina



MILANO - Il cinquantunenne inglese Peter Lane, cieco da quando era poco più che ventenne, è entusiasta dei risultati finora raggiunti dopo l'intervento chirurgico al quale si è sottoposto. L'uomo, non vedente a causa di una malattia genetica degenerativa, ora riesce a distinguere i contorni delle porte e del mobilio e a leggere brevi parole grazie a una telecamera montata su un paio di occhiali che registra per lui tutto ciò che è davanti ai suoi occhi.


IL PERCORSO DELLE IMMAGINI - La videocamera cattura le immagini e le invia a un processore video che il signor Lane porta alla cintura. A sua volta, il processore converte le immagini in segnali elettronici che manda a un trasmettitore anch'esso posto sugli occhiali. Da qui parte un segnale wireless che raggiunge un ricevitore impiantato nella retina, il quale attraverso degli elettrodi stimola il nervo ottico e consente al cervello di ricevere le immagini.

UNO STUDIO MONDIALE - Peter Lane è soltanto una delle 32 persone che, in tutto il mondo, si sono prestate alla scienza per sperimentare questa tecnologia, volta soprattutto alla cura della retinite pigmentosa, malattia genetica che causa gravi danni alla retina e porta, progressivamente, alla cecità. Al Manchester Royal Eye Hospital Lane e altri due volontari sono stati sottoposti a un intervento chirurgico durato quattro ore, durante le quali è stato impiantato il ricevitore elettronico nella retina. Dopo due mesi di attesa, per dare all'occhio il tempo di guarire, è finalmente giunto il momento di valutare i risultati.


I RISULTATI - I medici, e con loro i pazienti, si dichiarano molto soddisfatti. Tutti e tre gli uomini hanno avuto reazioni positive; uno di loro il 5 novembre scorso è riuscito, dopo quaranta anni di buio, a rivedere dei fuochi d'artificio. Un altro, come Peter Lane, è in grado di leggere brevi parole. Secondo l’oftalmologo Paulo Stanga, coinvolto nella ricerca, i risultati sono persino migliori di quelli che si attendevano. L'ospedale inglese sta mettendo a punto un proiettore e uno schermo speciali da installare nelle case degli «impiantati», per consentire loro di sbrigare personalmente la propria corrispondenza, per la prima volta dopo tanti anni. Nonostante lo scenario, un po' alla Blade Runner, bisogna provare a immaginare che cosa possa significare tornare a vedere, anche se si tratta «solo» di brevi parole o di ombre sfuocate. In questo senso va interpretato l'entusiasmo di chi ha partecipato allo studio: un primo piccolo passo verso un grande ambizioso cammino.

tratto da: http://www.corriere.it/

Ologrammi per la carta d'identità

Un nuovo sistema di gestione delle immagini in 3d renderebbe più sicuri i documenti personali



MILANO – Ologrammi animati per la carta d'identità del futuro. Attraverso i quali sarà possibile memorizzare - e controllare - fotografie in 3-D e impronte digitali. Mettendo più al sicuro i propri dati personali. La novità - realizzata dal centro di ricerca di General Electric - sarà disponibile sul mercato dal 2010 e dovrebbe rendere l'identificazione più sicura. Gli ologrammi, infatti, potranno essere inseriti in tutti i documenti personali: dalla carta d'identità alla patente, dai badge alle carte di credito, fino alla tessera sanitaria.

LE DIFFERENZE - Rispetto agli ologrammi attualmente in uso, che vengono stampati sulla superficie dei tesserini identificativi rimanendo quindi "vulnerabili", quelli sviluppati da GE - sostiene l'azienda - possono essere direttamente incorporati nei materiali con cui vengono fabbricati i supporti, rendendo impossibile l’alterazione e la duplicazione del documento. «Infinite tessere di plastica sono ormai protagoniste del nostro quotidiano – dalla spesa al supermercato, dal check in all’aeroporto, o ancora la tessera sanitaria che mostriamo in occasione di visite mediche», spiega Moitreyee Sinha, responsabile del laboratorio di materiali ottici di GE. «Garantirne la sicurezza è dunque essenziale, e noi vogliamo farlo in un mondo altamente digitalizzato e quindi più sicuro. La tecnologia che abbiamo sviluppata insieme a SABIC è una svolta importante: sarà praticamente impossibile rubare l'identità di una persona o contraffare una qualunque carta».

Un UFO a forma di sigaro causa “blackout” elettrico e telefonico in Argentina


Tutto è successo nella nottata del giorno 26 novembre 2009. Era le ore 02:00 e molta gente di Salta, città situata ai piedi della Cordigliera delle Ande e che consta di circa 470.000 abitanti, era intenta vista il gran caldo a stare ancora fuori, magari gustando un gelato o qualcosa di refrigerante. Improvvisamente vedono solcare il cielo da un enorme oggetto, dalla forma di un sigaro, luminosissimo, silenzioso che volava verso sud/est di El Tunal a circa 35 chilometri dalla ottava città più grande dell’Argentina. Il cielo era colmo di nubi minacciose e secondo alcuni testimoni l’UFO era caratterizzato dall’avere, anche, delle luci intermittenti e una fissa simile ad un faro. Dopo aver visto scomparire questo oggetto enorme (che secondo gli ufologi locali era di circa 300 metri di lunghezza), dopo pochi minuti la città va in “black out” elettrico. Anche le linee telefoniche, secondo molti testimoni, andarono in panne. Tutto ritornò nella normalità dopo circa 9 ore. La società che gestisce la distribuzione elettrica in Argentina, la EDESA, ha confermato il “black out” elettrico. La causa è stata trovata proprio a El Tunal, zona dove si è recato il gigantesco UFO e dove si trova la più importante centrale di alimentazione elettrica. La causa, secondo la EDESA, è ignota. Alla centrale i tecnici hanno trovato tutti i generatori bruciati.


tratto da: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/

venerdì 27 novembre 2009

Tsunami sul Sole dopo forti esplosioni


A volte per "credere" è necessario "vedere". Ed è quello che aspettavano gli scienziati della Nasa per dare conferma a una serie di deduzioni su fenomeni che sembravano avvenire sulla superficie del nostro Sole. Qualche anno fa infatti, alcuni ricercatori avevano rilevato elementi provenienti dalla stella che facevano sospettare la presenza di gigantesche esplosioni seguite da onde gigantesche, così spaventosamente grandi che a dubitare per primi erano gli stessi fisici autori della scoperta. Gli scettici poi sostenevano che i dati erano dovuti a qualcosa di ancora non ben compreso, ma certamente non dovevano essere legati ad esplosioni solari. "Ora abbiamo la certezza. Sul Sole avvengono davvero dei giganteschi tsunami", ha spiegato Joe Gurmel del Solar Physic Lab al Goddard Space Flight Center della Nasa.
La conferma visiva del fenomeno arriva dalla coppia di satelliti gemelli chiamati STEREO, che hanno colto il fenomeno lo scorso febbraio (la notizia è stata data solo ora), quando una macchia solare, la numero 11012, esplose inaspettatamente. L'esplosione eiettò nello spazio una nube di gas di miliardi di tonnellate di peso e creò un vero e proprio tsunami di energia lungo la superficie della stella. STEREO registrarono il fenomeno in due punti diversi dello spazio, posti a 90° l'uno dall'altro, dando ai ricercatori un punto di vista del fenomeno senza precedenti.

"Tale osservazione ci ha permesso di affermare definitivamente che si è formata una vera e propria onda di "plasma" (materiale ad altissima temperatura)", ha spiegato Spiros Patsourakos della George Mason University, autore di un rapporto apparso sulla rivista scientifica Astrophisical Journal Letters.
Gli STEREO hanno osservato un'onda di materiale sollevarsi per 100.000 chilometri dalla superficie del Sole e avanzare nello spazio alla velocità di 900.000 chilometri all'ora. L'esplosione ha generato un'energia paragonabile a quella prodotta da 2.400 milioni di tonnellate di tritolo.
I primi tsunami solari vennero rilevati nel 1997 dal satellite NASA/Esa chiamato SOHO, il quale però non fu in grado di rilevare l'intensità e le proporzioni delle esplosioni in quanto osserva la nostra stella da un'unica posizione.
Il mistero degli tsunami solari è così rimasto insoluto fino a quando i due satelliti della serie STEREO si sono trovati esattamente a 90° l'uno dall'altro rispetto all'esplosione solare, una posizione che ha permesso di cogliere tutti i particolari del fenomeno avvenuto lo scorso febbraio.
"La realtà degli "tsunami solari" è stata confermata anche dai video delle onde che si sono scontrate con aree della superficie del Sole dalle particolari caratteristiche magnetiche. In un video si vede una di queste oscillare dopo che è stata colpita dall'onda dell'esplosione", ha spiegato Angelos Vourlidas del Naval Research Lab in Washington (Usa).
Ricadute sulla Terra? "Per fortuna nessuna - ha assicurato Gurman - Tuttavia sono importanti per studiare il nostro Sole, soprattutto per raccogliere informazioni sull'atmosfera più bassa della stella che non è assolutamente osservabile da Terra".

tratto da: http://www.nibiru2012.it/

LUMINOSA FLOTILLA UFO SU LIMA, PERU


Otto oggetti sferoidali non identificati sono apparsi nei cieli della capitale peruviana, Lima, il 26 novembre 2009 alle ore 14.00 provocando stupore tra decine e decine di cittadini della città. Inizialmente sono comparsi solo tre oggetti che hanno assunto una perfetta formazione triangolare. Successivamente questi oggetti hanno iniziato a muoversi da ogni parte e ne sono comparsi degli altri. In tutto sono diventati otto. Erano luminosi e verso la fine della loro apparizione hanno assunto una forma ottagonale. Decine di persone che erano a piedi si sono fermate e molte altre sono uscite dalle loro abitazioni, uffici e luoghi di lavoro per riversandosi in strada ad assistere al fenomeno. "Le sfere si riunivano e si separavano tra di loro ad inusuale velocità, senza sforzo" ha detto uno dei testimoni.



tratto da: http://noiegliextraterrestri.blogspot.com/

Nuove rivelazioni sulla Gioconda

Attraverso un lavoro di ripulitura digitale alcuni ricercatori francesi hanno scoperto che i colori della Gioconda in origine erano molto più vivi di oggi e hanno fatto anche altre scoperte grazie a una nuova tecnologia.


La Gioconda una volta splendeva ancor di più! È la conclusione a cui sono arrivati i ricercatori di Lumiere Technology, azienda francese che usa tecniche avanzate per lo studio delle opere d’arte. Gli esperti hanno digitalizzato il famoso quadro di Leonardo da Vinci, esposto al Louvre di Parigi, con una camera multispettro, ottenendo una Monna Lisa ad altissima risoluzione (240 milioni di pixel). E dall'analisi del documento è emerso che originariamente i colori erano molto più vivi di quelli attuali, divenuti opachi per effetto del tempo, delle vernici protettive e dei vari restauri. Riportare l'opera allo stato originario sarebbe però impossibile: troppo rischioso rimuovere gli strati depositatisi nel tempo, l’opera potrebbe però essere resa più simile a quella originaria con un accurato restauro.


Lavori in corso. Lo studio ha anche rivelato che il quadro è composto da più livelli sovrapposti, il che dimostrerebbe modifiche in corso d’opera. Leonardo avrebbe infatti modificato la posizione di un dito della mano della donna che, originariamente, aveva probabilmente anche le sopracciglia. Queste ultime non si sa se sono state rimosse dal pittore stesso o se siano scomparse per effetto di vernici applicate successivamente. Sembra inoltre che Leonardo per aumentare l’effetto tridimensionale abbia applicato uno smalto speciale. Il quadro, al centro di numerose discussioni per esempio sulla vera identità della modella, è stato anche protagonista di qualche disavventura.

Di chi è la Gioconda? Nel 1911 Vincenzo Peruggia, decoratore comasco, staccò la Gioconda dalla cornice al Louvre, se la infilò sotto la giacca e la portò nel suo paese natio a Dumenza. Il trafugatore, arrestato qualche anno dopo mentre tentava di vendere il quadro, si giustificò adducendo motivazioni patriottiche: aveva voluto riportare in Italia il dipinto realizzato da Leonardo tra il 1503 e il 1506 a Firenze e ingiustamente sottratto da Napoleone durante le sue razzie belliche. In realtà le cose non sono andate così: fu lo stesso Leonardo a vendere la Gioconda nel 1517 a Francesco I di Valois, re di Francia.

tratto da: http://www.focus.it/Storia/news/nuove-rivelazioni-sulla-gioconda.aspx

Strane luci nel cielo del Leccese e presunto inseguimento UFO a Bari?


Ci giungono in redazione alcune segnalazioni di possibili avvistamenti di UFOs (Unidentified Flying Objects) notati nei cieli della Puglia. La prima riguarda un nostro amico lettore (di cui omettiamo le generalità per la privacy), che di professione fa il medico. Quindi una persona non incline a facili sensazionalismi. Il giorno 26 novembre 2009, mentre si trovava a Maglie (LE) per lavoro, dopo aver parcheggiato la macchina e sceso dall’auto, nota alle ore 17.05 circa – nel cielo ormai buio – due oggetti luminosissimi e rotondi che non avevano luci lampeggianti. Questi oggetti volanti sono scomparsi, uno dietro l’altro, in direzione Sud/Sud Est molto veloci e silenziosissimi. Questa particolarità, di scomparire a velocità molto elevata fa escludere l’ipotesi preliminare di satelliti ma anche di aerei, vista la totale assenza di rumore. Dalla descrizione sembra lo stesso avvistamento fatto da uno dei nostri coordinatori, Antonio De Comite, qualche giorno fa e che si può leggere andando direttamente a questo link: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/2009/11/13/taranto-avvistamento-di-ufos-con-jets-allinseguimento/  . Un’altra segnalazione ci proviene da un lettore di Bari, il quale ci informa di aver udito, sempre il giorno 26 novembre 2009, improvvisamente gli allarmi delle autovetture suonare all’unisono. Istintivamente, alzando la testa al cielo avrebbe visto un UFO. Il caso è avvenuto nella mattinata. Ma non finisce qui, dopo avrebbe visto un caccia militare che avrebbe inseguito invano il misterioso intruso. Naturalmente si dovranno prima fare analisi approfondite per accertare se questo presunto inseguimento sia avvenuto per davvero oppure meno. Sarà una coincidenza oppure no ma proprio quel giorno a Bari si teneva una esercitazione di soccorso in mare ai passeggeri, compresi i membri dell’equipaggio, di un aereo finito nei flutti (http://www.telenorba.it/home/news_det.php?nid=12708 ). Hanno partecipato all’esercitazione tutti gli apparati militari, inclusa aeronautica. Fu davvero un UFO oppure faceva parte di questa esercitazione. Tutto è possibile. Comunque le indagini sono in corso e se ne sapremo di più vi informeremo.


tratto da: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/

giovedì 26 novembre 2009

STRAORDINARIA SCOPERTA: I pianeti non amano il litio

Un gruppo di ricerca internazionale ha probabilmente risolto il mistero della mancanza del litio nel Sole. La motivazione dipenderebbe solo e soltanto dalla presenza di un sistema planetario e non da altri complicati fenomeni legati all’età od alla loro evoluzione.



Erano ormai circa 60 anni che esisteva il “mistero del litio” e gli scienziati non erano riusciti finora a capire questa anomalia che si presentava nel nostro Sole e non in altre stelle estremamente simili a lui per dimensioni ed età. La motivazione sembra ora estremamente banale, anche se la spiegazione deve ancora essere trovata.





A differenza di altri elementi meno pesanti del ferro, il litio, il boro ed il berillio non vengono prodotti in modo significativo all’interno delle stelle. La presenza del litio, in particolare, è dovuta alla sua formazione nelle fasi subito successive al Big Bang. Tutte le stelle dovrebbero allora contenerne una quantità paragonabile, a meno che qualche processo interno non lo abbia distrutto. Il Sole ne aveva troppo poco. Perché mai questa stranezza proprio nella nostra stella?





Oggi, dopo aver scoperto decine e decine di altri sistemi solari, si è potuto fare una ricerca statisticamente valida che ha permesso di intuire il legame che vi è tra sistemi planetari e litio stellare. Sono state prese in esame 500 stelle di cui 70 con pianeti, simili alla classe spettrale solare. Il risultato è stato meraviglioso nella sua semplicità: le stelle con un corteo planetario mostrano tutte la stessa anomalia del Sole. Sono proprio i pianeti a “distruggere” il litio. Il legame trovato è a prova di bomba, con una validità statistica veramente alta.



Il perché ciò succede non è stato ancora capito, ma è solo questione di tempo. Non è improbabile che la presenza di un disco proto planetario riesca a spingere il litio nelle zone più interne dalla stella in formazione, a temperature tali da riuscire a distruggerlo. Intanto però abbiamo in mano una nuova tecnica per scoprire stelle accompagnate da pianeti: basta misurare l’abbondanza di litio. Se è troppo scarso, quasi sicuramente la stella non è sola!

tratto da: http://www.astronomia.com/

Clamoroso: ritrovata ad Avellino un’opera di Escher. Soggetto? Il Mostro di Loch Ness

In un paesino dell’avellinese ritrovata un’opera attribuibile al famoso pittore olandese M.C. Escher. Il soggetto? Il mostro di Loch Ness che riemerge dalle acque richiamato dal suono di un flauto. Il quadro, datato 18 gennaio 1949, che reca anche una dedica a firma di Escher, è attualmente depositato presso lo studio dell’avvocato Giuseppe Nardiello che si è anche occupato delle verifiche sull’autenticità dell’opera. La perizia giurata è depositata presso il Tribunale di Roma. Bufala o clamorosa scoperta?



Se fosse autentico varrebbe una cifra da capogiro. Ma soprattutto dimostrerebbe che “lui” vide il mostro. Il problema che questa non è una storia facile facile. E forse vale la pena raccontarla. Non foss’altro per provare a capirci qualcosa. Così. Per quel piacere pruriginoso che si chiama mistero.


Partiamo dall’inizio. Dalla cronaca. Quella semplice. Quella che vede un piccolo paese dell’avellinese contro mezza Olanda. E un poliziotto della polstrada contro la M.C. Escher Foundation, un colosso del mondo dell’arte che gestisce l’immagine, i diritti e le opere di uno dei più famosi ed enigmatici artisti di tutti i tempi: Maurits Cornelis Escher.
Dobbiamo partire da qui, fare qualche passo indietro nel tempo, e come per incanto ci ritroviamo alle pendici del Terminio, sui Monti Picentini, in un paesino di poco più di 4.000 abitanti che si chiama Volturara ed è in provincia di Avellino. In Campania.
Ecco, è proprio da qui, da questo pugno di case con i tetti spioventi, con la neve, i lupi e tutto il resto che comincia la nostra storia. Una storia curiosa che ha per protagonista nientemeno che un mostro. Ma non un mostro qualunque: il mostro per antonomasia, il mostro di Loch Ness.
Gesio, il poliziotto e un dragone che si chiama Nessie

Siamo nel 2005. Volturara si vive i suoi tempi lenti, da paese di montagna. Il bar, la chiesa, il municipio, le chiacchiere e i racconti da caminetto. Ma anche i fantasmi, le “paure” che riscaldano le notti davanti al fuoco, le leggende. In paese ce n’è una che si saranno raccontati mille volte.

Quella di Gesio, il cavaliere temerario che sconfisse un dragone.

Storie antiche, da bambini con gli occhi sgranati. Ma anche storie già sentite mille volte, che ogni tanto ti viene anche un po’ da sbadigliare.
Poi, al bar, in un giorno qualsiasi, arriva un poliziotto che in paese conoscono tutti, si siede, guarda gli amici di sempre e comincia a raccontarne una nuova, di storia. E come per magia Gesio e il dragone riprendono vita, cambiano nomi e volti e nessuno, proprio nessuno, sbadiglia più.
Il poliziotto si chiama Raffaele De Feo, e la sua storia è alchimia. Allo stato puro. Gli ingredienti ci sono tutti per rimanere ad ascoltarlo per ore. Una soffitta abbandonata, la casa della vecchia madre, le foto di un viaggio in Svizzera, e un vecchio quadro che qualcuno aveva donato ai suoi genitori una cinquantina di anni fa.
Un quadro “strano”, realizzato a carboncino, che raffigura un animale fantastico, dal collo allungato che ricorda quello di Nessie. Di spalle un’altra curiosa figura. Un uomo nero che suona il flauto tenendo in scacco la “bestia”.
Basterebbe solo questo per riscaldare una notte d’inverno. De Feo, il poliziotto, quel quadro lo ha trovato nella soffitta della madre e non gli ha dato tanto peso. Poi, però… Poi, però… “l’ho aperto, ho tolto la cornice, e dietro al foglio sul quale era stato disegnato Nessie e l’uomo nero c’era una dedica e una firma…”.
Una dedica e una firma. “Di cuore, ad un amichevole ricordo”, M.C. Escher.
Capito? Maurits Cornelis Escher, Mauk, il pittore/matematico, l’incisore, il grande grafico olandese al quale è stato dedicato addirittura un asteroide (4444 Escher) e le cui opere oggi valgono una fortuna.
Capito? Se quel quadro fosse autentico De Feo sarebbe un uomo d’oro.


Mauk, il pittore matematico


La storia è semplice semplice.

Raffaele De Feo, in servizio alla Polstrada di Avellino, trova lo “strano quadro” nella soffitta di famiglia. Un’opera in carboncino, datata 18 gennaio 1949. Il quadro sarebbe stato donato alla madre di De Feo da un’anziana signora svizzera come omaggio per la sua amorevole assistenza. Nel 1958, infatti, la signora De Feo prestò servizio presso la casa di questa dama che alla fine del rapporto di lavoro decise, forse troppo frettolosamente, di donarle l’opera.


Inutile dire che da quel ritrovamento la vita di De Feo è cambiata. Ma forse non in meglio. Nel senso che l’attribuzione del quadro è stata lunga e faticosa, e proprio mentre il Tribunale di Roma, con una perizia di un’esperta, Anna Petrecchia, sembrava dare credito alle speranze del poliziotto e di tutto il paesino di Volturara, la fondazione che si occupa dell’eredità artistica di Escher ha bollato il quadro come un falso.

Una falso. Ma ci sono ancora troppe domande

Una doccia fredda per il nostro De Feo che però si chiede come si faccia a dichiarare falso un quadro che non si è neanche visionato. Già, perché dall’Olanda hanno fatto la voce grossa, si sono anche infastiditi oltre misura, ma non hanno mandato nessun perito a vedere il Mostro di Escher che riemerge dalle acque richiamato dal suono di un flauto.

Eppure l’artista olandese non era estraneo a queste suggestioni. In “Gravità”, una delle sue opere più famose, dei rettili multicolori sporgono le loro teste da un possibile dodecaedro stellato. E a guardare l’incredibile elenco dei suoi dipinti la magia, i fantasmi, i rettili e le metamorfosi sono presenti in quasi tutte le opere. E allora perché bruciare senza appello, e senza controprova, una possibilità del genere?

tratto da: http://www.gialli.it/

Codice matematico inviato come messaggio nello spazio


Secondo Michael Busch e Rachel Reddick, i messaggi inviati nello spazio non sono il massimo per essere compresi da civiltà estranee alla nostra. E si sono lanciati nella creazione di un codice universalmente decifrabile basato sulla matematica e sulla fisica.

Mentre Busch elaborava il codice, Reddick recitava la parte dell'alieno che tenta di decifrarlo. Il metodo di invio si basa sulle onde radio, come il resto degli altri messaggi lanciati in precedenza; ma invece di tradurre la sequenza di zero ed uno in un'immagine, il codice di Busch è studiato per essere decifrato e trasformato in equazioni matematiche.

Reddick ha ricevuto il codice, senza un frammento della parte iniziale ed alcuni pezzi del corpo del messaggio, come se fosse stato parzialmente distorto dal passaggio nello spazio.


Non conoscendo nulla sul codice, e con il solo aiuto di carta e matita, Reddick è riuscita a decifrare la parte iniziale, equazioni relative alla gravità ed alla massa atomica, che secondo Busch sono "numeri senza dimensione che dovrebbero essere universalmente riconosciuti".

Dopo questo primo passaggio, il resto del codice è stato facilmente decifrato: un'altra serie di equazioni sulla massa atomica di alcuni elementi, formule chimiche relative alla vita sulla Terra, e la struttura del nostro sistema solare.
Il codice ovviamente presuppone che le eventuali civiltà extraterrestri che potrebbero riceverlo dispongano delle nostre stesse cognizioni matematiche, astronomiche e fisiche. Ma il codice è stato decifrato anche da cinque studenti non ancora laureati nel giro di solo un'ora, cosa che fa ben sperare per una facile comprensione del messaggio da parte di una civiltà scientificamente pari alla nostra.
Per ora sembra che il codice non abbia molte possibilità di essere lanciato nello spazio. La ricerca di forme di vita extraterrestri non è finanziata da alcun governo, e si basa su fondi privati, ragione che spesso ne limita il raggio d'azione e le possibilità di effettuare importanti passi avanti.

tratto da: http://www.ditadifulmine.com/

Consegnati alla NASA il Nodo 3 e la Cupola


Altri due pezzi di Europa, e di Italia in particolare, si preparano a raggiungere la ISS. Nel corso di una cerimonia svoltasi il 20 novembre al Kennedy Space Center in Florida, la NASA ha ufficialmente "accolto" il Nodo 3 e la Cupola, due elementi pressurizzati, entrambi costruiti per conto dell’ESA da Thales Alenia Space Italia a Torino. I due moduli dovrebbero essere agganciati alla Stazione Spaziale in Febbraio, portati in orbita dallo Space Shuttle Endeavour.


La consegna del Nodo 3 conclude di fatto il barter agreement (accordo di scambio) tra NASA ed ESA, firmato a Torino nel 1997, in base al quale l’agenzia europea si impegnava a fornire alla NASA i nodi 2 e 3, più relative attrezzature, in cambio della possibilità di agganciare alla ISS il laboratorio scientifico Columbus. Il Nodo 2, agganciato alla ISS nel 2007 durante la missione ESPERIA con l’astronauta Paolo Nespoli, è stato realizzato sotto la supervisione dell’ASI. Da ricordare che entrambi i Nodi, così come lo stesso Columbus, si basano sull’impianto progettuale dei moduli logistici MPLM, progettati dall’ASI e costruito dall’allora Alenia Spazio (oggi Thales Alenia Space).

Il Nodo 3, ribattezzato Tranquility dalla NASA, è un elemento pressurizzato di interconnessione, simile nella struttura ai precedenti Nodi 1 e 2, ma ritenuto uno dei più complessi elementi della ISS dal punto di vista delle attrezzature e dei sistemi ingegneristici interni. Contiene tra l'altro sistemi di generazione dell’ossigeno, di purificazione dell’aria e di riutilizzo dell’acqua, nonché attrezzature per l’esercizio fisico degli astronauti. Una volta in orbita, il Nodo 3 sarà agganciato alla porta sinistra del Nodo 1, o Unity. In più, a una delle sue porte è agganciata la Cupola, che costituirà uno straordinario punto di osservazione (sarà per la maggior parte del tempo rivolta verso la Terra) nonché il punto ideale da cui controllare il braccio robotico della Stazione.

Ci sarebbero per davvero fossili di microrganismi sul meteorite ALH 84001


Un meteorite marziano scoperto nel 1992 in Antartide conterrebbe tracce fossili di microrganismi vissuti anticamente su Marte. Ad anticipare la notizia, in via di pubblicazione sulla rivista scientifica Geochimica et Cosmochimica Acta, è il sito americano specializzato in attività spaziali Spaceflight Now. Il meteorite, Allen Hills o ALH 84001, è noto da tempo agli studiosi, che lo stanno analizzando fin dai primi anni ‘90. Tuttavia nessuno finora aveva trovato tracce fossili. Lo ha fatto il gruppo coordinato da Kathie Thomas Keprta, del Johnson Space Center della Nasa, utilizzando un microscopio elettronico ad alta risoluzione che ha permesso di analizzare i dischi di carbonato e i minuscoli cristalli di magnetite presenti all’interno del meteorite. Secondo gli autori della ricerca i batteri fossili sono racchiusi in cristalli di magnetite, prodotti dagli stessi batteri. La Nasa, riferisce ancora il sito americano, si prepara ad annunciare la scoperta nei prossimi giorni. Le prime osservazioni fatte sullo stesso meteorite vennero annunciate nel 7 agosto 1996 dalla Nasa e dalla Casa Bianca e in quell’occasione l’allora presidente Usa Bill Clinton aveva promesso che le ricerche in questo ambito sarebbero andate avanti.


“I microrganismi fossili su Marte ci sono; da geologo mi saprei stupito se non li avessero visti”: commenta così la notizia Vincenzo Rizzo, del dipartimento di Scienze della Terra dell’università di Firenze e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), che ha descritto recentemente formazioni fossili marziane sull’International Journal of Astrobiology e un suo nuovo studio è in via di pubblicazione su un’altra rivista scientifica internazionale. Le ricerche di Rizzo, condotte in collaborazione con Nicola Cantasano, dell’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo (Isafom) del Cnr, si basano sull’analisi delle immagini raccolte e trasmesse a Terra dalla sonda della Nasa Opportunity. Riguardano due tipi di formazioni: le sferette soprannominate “mirtilli”, individuate da tempo nella zona del pianeta chiamata Meridiani Planum, la grande pianura a Sud dell’equatore marziano. Le sferule, secondo i due ricercatori italiani, “potrebbero essere strutture organosedimentarie, probabilmente prodotte da microrganismi”. La loro origine potrebbe trovare una spiegazione simile a quella delle strutture chiamate stromatoliti presenti sulla Terra e formate da sottilissime lamine nelle quali sono intrappolati microrganismi antichissimi, sia animali (colonie di batteri) o vegetali (microscopiche alghe). Tuttavia, rileva Rizzo, “é difficile fare qualsiasi parallelo tra i microfossili marziani e qualsiasi forma di vita microscopica sulla Terra”.

tratto da: http://www.ansa.it/

UFOs avvistati continuamente nei pressi delle coste di Cipro


I residenti di Paphos hanno avvistato tre strane luci sibiliare nel cielo, al largo della coste di Cipro nella notte di martedì scorso. Questo caso è l’ultimo di una serie di avvistamenti di UFOs (Unidentified Flying Objects) avvenuti in quella zona. Secondo “Cyprus Mail” tre sfere luminose sono state viste librarsi nel cielo, a circa 10 chilometri verso il mare. Recentemente su Cipro c’è stato un “flap” di avvistamenti di UFOs su ogni parte dell’isola, con strane luci e oggetti volanti. Nel mese di agosto, un residente di Paphos è stato testimone di un avvistamento di un UFO che è stato descritto come “una sfera arancione di dimensioni pari a quelle della Luna piena. L’oggetto discese velocemente dal cielo, rimandendo delle stesse dimensioni. Sparì presso Limassol. Dopo qualche istante, arrivò un secondo oggetto delle stesse dimensioni del primo. Il secondo UFO sembrava volare più in alto del primo avvistato, direzione mare e divenne gradualmente più piccolo.


Fonte: http://famagusta-gazette.com/

mercoledì 25 novembre 2009

La spettacolare morte di una stella, by Chandra, Hubble e Spitzer!


Guardate questa meravigliosa immagine! Quattro luglio 1054, costellazione del Toro. L'esplosione di una supernova viene vista e registrata da astronomi arabi e cinesi.

Adesso, circa mille anni dopo, una stella di neutroni è quanto resta di quell'antica esplosione. Particelle ad alta energia e detriti sono tutti intorno in una nebulosa di gas in espansione nota come Nebulosa del Granchio (Crab Nebula), uno degli oggetti celesti più studiati.
Questa meravigliosa immagine è la composizione di dati provenienti da tre grandi osservatori spaziali NASA che conosciamo bene. I dati a raggi X del telescopio spaziale Chandra sono mostrati in blu, i dati nella banda del visibile registrati da Hubble sono in giallo e rosso ed i dati all'infrarosso provenienti da Spitzer sono colorati di porpora

tratto da: http://newsspazio.blogspot.com/

spettacolare schianto di un meteorite ripreso in africa




sono sempre di più i casi di meteoriti che vengono ripresi mentre impattano con l'atmosfera...

questo è impressionante.

Spettacolare oggetto luminescente ripreso nel cielo di Tepexpan in Messico

L’oggetto è stato ripreso con un telescopio da Victor Gonzalez il 9 novembre 2009. Il testimone aveva riferito di avere già osservato qualcosa di strano nella settimana precedente. L’oggetto ha brillato nel cielo per circa un’ora.

TESTIMONIANZA DI VICTOR GONZALEZ



“Lunedi 9 novembre ho visto una luce molto strana tra le nuvole,successivamente ho notato che la luce proveniva da un oggetto che si muoveva lentamente nel cielo.Mi è successo mentre andavo a prendere mio figlio a scuola.Poi ho portato il bambino a casa di mia madre, come faccio ogni giorno e sono tornato al negozio. Erano già passati circa 30 minuti e l’oggetto era ancora visibile,quindi ho detto a mio padre di prendere il telescopio. Questo video è stato registrato alle 14:30, regolando il telescopio ad una videocamera con zoom ottico di 40x.E’ durato a lungo,dalle 14 alle 15, fino a che non si è spostato da nord-est a sud-est.Questo evento e assai curioso perchè è simile ad un altro accaduto la settimana scorsa nello stesso orario.”

qui il video
tratto da: http://evidenzaliena.wordpress.com/

La Piccola Nube di Magellano, millenni di pulizie mancate

Scopa e paletta farebbero comodo ogni tanto anche nelle profondità del cosmo.



Guardate cosa è successo dopo millenni di pulizie mancate, nella Piccola Nube di Magellano, una galassia situata a 200 mila anni luce da noi. Il pulviscolo stellare si è accumulato formando una nebulosa chiamata N76, considerata dagli scienziati una regione di intensa formazione stellare. Malgrado la presenza al suo interno, di questa "fabbrica" di stelle, la Piccola Nube di Magellano resta comunque una galassia in formato mignon: contiene poche centinaia di milioni di stelle, contro i 200-400 miliardi della Via Lattea.
 
tratto da: http://www.focus.it/

Il regolare respiro di Cygnus X-3 secondo AGILE

Grazie al telescopio spaziale italiano AGILE (frutto della collaborazione tra ASI, INAF e INFN e parte della iniziativa ASI per le missioni spaziali nazionali), un team di astrofisici italiani, statunitensi, inglesi e russi guidati da Marco Tavani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica ha individuato per la prima volta l’emissione di radiazione gamma prodotta da uno dei sistemi più misteriosi e violenti della nostra Galassia, il famoso sistema binario Cygnus X-3.



Dallo studio, pubblicato su Nature, emerge una regolarità di comportamento in cui l’emissione gamma più intensa avviene solo in particolari condizioni, o “stati” della sorgente che si ripetono nel tempo, anche se in modo non periodico. L'osservazione di questo fenomeno è di grande interesse per gli astrofisici perché indica che c'è un meccanismo sottostante che regola i fenomeni di altissima energia.



Non sappiamo se la stella che produce tale energia sia una stella di neutroni o un buco nero. Di certo, AGILE ha ora rivelato diversi episodi ripetitivi di emissione gamma che sempre precedono la produzione di fortissimi getti radio di grande potenza. Tale scoperta getta nuova luce sulle proprietà degli oggetti più energetici della Galassia, e prelude a ulteriori studi osservativi e teorici per comprendere questi enigmatici oggetti e buchi neri ancor più massivi.



I buchi neri e le stelle compatte di neutroni sono gli oggetti più energetici e estremi della nostra Galassia. Possono sprigionare enormi getti di materia ad altissima velocità sotto forma di “getti” se sollecitati da gas intrappolato dal loro enorme campo gravitazionale. Uno tra gli oggetti più noti per la sua erraticità e potenza è il sistema binario Cygnus X-3 che occasionalmente (1-2 volte l’anno) produce potentissimi getti radio accompagnati da attività spasmodica rivelata nei raggi X. Uno dei fenomeni possibili, mai osservato finora, è l’emissione di radiazione gamma prodotta da forti accelerazioni di particelle legate alla formazione di getti. Ora un gruppo di scienziati guidati da Marco Tavani, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), è riuscito nell’impresa: utilizzando il satellite dell’Agenzia Spaziale Italiana AGILE, i ricercatori hanno individuato per la prima volta radiazione gamma proveniente da Cygnus X-3, la sorgente galattica più “prolifica” nella sua produzione di getti di alta potenza. L’importante risultato viene pubblicato dalla rivista scientifica Nature.



Nel corso di decenni di osservazioni, Cygnus X-3 ha sempre mostrato un comportamento erratico con osservazioni alle alte energie spesso controverse. Una speciale campagna di osservazioni della costellazione del Cigno a partire dal 2007 da parte del satellite AGILE ha permesso di rivelare per la prima volta diversi episodi di emissione gamma molto intensa da Cygnus X-3. All’aumentare dei dati, con grande sorpresa, è emerso un quadro ripetitivo del fenomeno. La radiazione gamma, e quindi l’accelerazione estrema di particelle, non viene prodotta a caso, né durante e dopo la formazione dei getti radio, ma prima.



“È come se Cygnus X-3 si ‘preparasse’ a liberare l’enorme energia dei getti, rimanendo per qualche giorno prima in uno stato particolare di ‘caricamento’ di energia in cui si accelerano le particelle a energie elevatissime”, ci dice Marco Tavani. “È questo un fenomeno mai osservato prima nella sua dinamica e una grande sorpresa. Da erratico e ‘pazzo’ Cygnus X-3 sembra quasi che si comporti come un orologio”.



“Siamo molto soddisfatti di questa scoperta da parte di Agile che evidenzia le eccellenti performance del satellite e del suo payload e che ci confortano nella prospettiva di estendere la sua vita operativa ulteriormente” commenta Enrico Flamini, responsabile dell’Unità dell’ASI Osservazione dell’Universo.



"È un altro importante risultato reso possibile - sottolinea Piergiorgio Picozza dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell’Università di Roma Tor Vergata - dall’utilizzo di rivelatori realizzati per la fisica delle particelle elementari che l’INFN ha portato nello spazio. Problematiche fisiche e tecnologie sempre più comuni hanno ormai costruito un solido ponte tra gli astri e le particelle".



AGILE, il cui nome è l'acronimo di Astro-rivelatore Gamma a Immagini Leggero, è una missione dell'ASI (Agenzia Spaziale Italiana), progettata dall'INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), dall'INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e da numerosi istituti universitari italiani. Realizzato interamente in Italia dagli istituti scientifici e da un consorzio industriale (Carlo Gavazzi Space, Thales Alenia Space, Rheinmetall Italia, Telespazio, Mipot), è stato lanciato il 23 aprile 2007. Da allora ha compiuto oltre 13 mila orbite attorno alla Terra.



Approfondimento. La sorgente Cygnus X-3

Cygnus X-3 è un sistema binario molto particolare. Una stella massiccia di diverse masse solari produce un intenso vento gassoso, parte del quale viene intrappolato dall'intensissimo campo gravitazionale di un oggetto compatto (stella di neutroni o buco nero). La manifestazione dei getti radio, che occasionalmente vengono prodotti insieme a una intensa emissione di raggi X, è simile a quella dei buchi neri in galassie attive lontane (chiamati quasar). Per questa ragione, Cygnus X-3 (non a caso chiamato microquasar) è un oggetto nella nostra galassia dal quale possiamo ottenere informazioni fondamentali sul funzionamento di queste grandiose “macchine” gravitazionali.



Approfondimento. Sorgenti di altissima energia

I buchi neri e le stelle compatte di neutroni sono gli oggetti più energetici della nostra galassia. Quando sono sollecitate dai gas, che vengono attratti e intrappolati dal loro intenso campo gravitazionale, queste sorgenti possono sprigionare enormi quantità di materia ad altissima velocità, sotto forma di veri e propri “getti”. Uno tra gli oggetti più noti per la sua instabilità e potenza è il sistema binario Cygnus X-3, che occasionalmente (1-2 volte l’anno) produce getti radio molto energetici accompagnati da emissioni rivelate nei raggi X.
 
tratto da: http://www.coelum.com/

Nepal: scoperti i tesori della mitica Shangri-La


Pochi erano arrivati qui: nelle caverne dell’Upper Mustang, un’area sui picchi del Nepal. Pochi avevano sfidato le sue impervie montagne per scoprire quello che in due diverse spedizioni è riuscito a Broughton Coburn e Pete Athans: ritrovare tesori bhuddisti che potrebbero essere legati all’esistenza di Shangri-La, il mitico regno di Shambala descritto nel romanzo del 1933 Orizzonte Perduto di James Hilton.

La storia, resa pubblica solo ora dal National Geographic, racconta che nel 2007 un team guidato dall’americano Coburn, ricercatore esperto di Himalaya, e dallo scalatore veterano Athans, ha affrontato le cime per esplorare alcune grotte scavate dall’uomo.
Al loro interno, gli esperti hanno rinvenuto antichi santuari tibetani decorati con murales unici, inclusi 55 pannelli raffiguranti la vita del Bhudda. Una seconda spedizione nel 2008 ha invece portato alla luce diversi scheletri umani di seicento anni e risme di preziosi manoscritti. Alcuni dei quali con piccoli disegni simili a miniature.
Il tesoro scoperto sembra coincidere con la descrizione dei rinvenimenti nella “Valle Nascosta” che servì a James Hilton per scrivere di Shangri-La, la comunità lama, in cui si professava il Cristianesimo nestoriano anziché il Bhuddismo.
Secondo il racconto del romanziere britannico, lì, in quella sorta di Eden terrestre, erano bandite molte delle debolezze umane: odio, invidia, avidità, insolenza, avarizia, ira. Gli abitanti lavoravano solo per produrre il cibo necessario al sostentamento. Mentre il resto della giornata era dedicato alla propria evoluzione spirituale. E alla realizzazione di opere d’arte.

I manoscritti, salvati dai ricercatori, sono stati trasferiti al monastero di Mustang per ragioni di sicurezza. Ancora integri, grazie alle particolari condizioni atmosferiche della zona, le carte – secondo Coburn – contengono scritti dal Bhuddismo al Bön, una fede tibetana precedente.
Una tale combinazione fa pensare all’esperto americano che il credo Bön sopravvisse in questa regione per almeno un secolo o due dopo la conversione dei Tibetani alla fede del Bhudda.
Così come questo “intrigo” di caverne gli ha suggerito che si tratti di una parte di Shambala, una volta ritenuta esistere in diverse valli himalayane. Queste zone nascoste, infatti furono create durante un periodo di conflitto quando la pratica bhuddista era minacciata.
Ecco perché sempre secondo Coburn le grotte sono state usate come scrigno per proteggere testi di inestimabile valore. Che oggi potrebbero svelare il segreto di Shangri-La.

tratto da: http://www.ilreporter.com/

Un UFO avvistato in Kuwait


Secondo il quotidiano arabo “Al Rai”, due persone del luogo avrebbero visto, in due giorni diversi un UFO (Unidentified Flying Object), che per alcuni era un classico “disco volante”. Il primo uomo che ha avvistato ciò ha dichiarato che aveva la forma di un “alone di luce”. Il secondo testimone, un impiegato statale, ha invece dichiarato di aver visto un UFO nove giorni dopo il primo avvistamento. Gli avvistamenti sono avvenuti i giorni 10 e 19 Novembre 2009. Il secondo testimone ha deciso di divulgare ciò alla polizia, ma solo aver sentito il caso del primo avvistamento. Secondo le descrizioni fornite da i testimoni, il misterioso oggetto volante era composto da un corpo centrale molto luminoso, contornato da tante piccole luci. Inoltre l’oggetto visto dal secondo testimone, dopo aver volato in orizzontale, è scomparso dietro un condominio nella zona di Sabah Al Salem. Nessuna prova documentale, sia fotografica che filmata, è ancora emersa. Ma oltre i due testimoni citati, altre persone hanno visto la stessa cosa in cielo. Il problema è da capire cosa abbiano visto. C’è chi pensa che gli UFOs avvistati erano piccole meteoriti riflesse dal Sole. Per il momento, comunque, il caso resta un mistero.


tratto da: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/

martedì 24 novembre 2009

Bulgaria: scienziati affermano “siamo in contatto con gli extraterrestri”

Un gruppo di scienziati bulgari e’ in contatto con gli extraterrestri. O almeno cosi’ sostiene il loro capo, Lachezar Filipov, vicedirettore dell’Istituto ricerche spaziali dell’Accademia delle scienze di Bulgaria, secondo il quale gli alieni ‘dialogano’ con la sua equipe attraverso gli strani segni tracciati nei campi di cereali.



”Sono intorno a noi, ci osservano tutto il tempo” ha detto Filipov al quotidiano Novinar, “non sono ostili nei nostri confronti, piuttosto vogliono aiutarci, ma non siamo abbastanza sviluppati da riuscire a stabilire un contatto diretto con loro. Sono pronti ad aiutarci, ma noi non sappiamo cosa chiedergli in caso stabilissimo un contatto“. Secondo lo scienziato, i tracciati sui campi di grano – e in particolare quelli comparsi nell’ultimo anno – non sono altro che la risposta a una trentina di domande poste agli extraterrestri dall’Accademia delle scienze, che ora sta lavorando per decifrarli. Il ruolo dell’Accademia e’ stata di recente al centro di una aspra polemica tra il ministro delle Finanze, Simeon Djankov, e il presidente Georgi Parvanov.
 
tratto da: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/

Luna: scoperte sfere magnetiche sul lato nascosto


L’agenzia spaziale dell’India comunica che, attraverso la missione senza equipaggio denominata Chandrayaan-1, ha scoperto sfere magnetiche sulla Luna, sul lato oscuro del satellite. La scoperta potrebbe in teoria significare un soggiorno più lungo e sicuro per gli astronauti. La rivelazione è stata fatta da SARA, strumento di rilevazione fatto in collaborazione con ISRO, Agenzia Spaziale Europea e Svezia. I risultati sono stati divulgati da un gruppo di autorevoli scienziati, nel corso di celebrazioni tenutesi alla Indian Academy of Science. Si ipotizza che le micro-sfere magnetiche resistano oppure abbiano la capacità di deviare le radiazioni provenienti dal vento solare che colpisce la superficie lunare. Nel caso in cui vengano costruite grandi sfere magnetiche, queste potrebbero ospitare gli astronauti, i quali vivendo all’interno possono tranquillamente sopravvivere alle radiazioni esterne.


tratto da: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/

OGGETTO NON IDENTIFICATO FOTOGRAFATO IN INGHILTERRA.

Qualche giorno fa, esattamente il 12 novembre, un oggetto è stato fotografato nei cieli Wordsley, in Inghilterra. Il testimone, amante della fotografia, ha immortalato il presunto oggetto mentre scattava alcune foto alla Luna: successivamente riguardando le immagini al suo personal computer si è accorto della presenza, su una delle foto, di oggetto discoidale ed apparentemente metallico che sembra avere una direzione ed emanare una qualche fonte di energia propulsiva.


Qui sotto la foto del presunto oggetto…


tratto da: http://danilo1966.splinder.com/

Chi vuole diventare un "Cittadino Marziano" (Marte Open Source)?

E' già un po' che la NASA è impegnata sul fronte del "social networking". L'obiettivo a lungo termine è quello di aumentare la conoscenza, l'interesse e lo stimolo verso la scienza e la tecnologia, in particolare le scienze spaziali. Adesso si aggiunge anche questa iniziativa, realizzata in collaborazione con Microsoft.

Si tratta del nuovo sito web "Be a Martian" accessibile a tutti via Internet che consentirà a chiunque voglia "dare una mano" di partecipare come scienziato virtuale (o citizen scientists) e dare il proprio contributo in vari compiti scientifici, ad esempio dettagliare le mappe di Marte, assistere i team scientifici nello studio di dati provenienti dal Pianeta Rosse ecc. ecc.
Le parole di Doug McCuistion, direttore del Mars Exploration Program al quartier generale NASA di Washington: "Siamo ad un punto nella storia dove ciascuno di noi può essere un esploratore. Con così tanti dati provenienti dalle missioni su Marte, dati accessibili a tutti, l'esplorazione di Marte è diventato uno sforzo condiviso da tutta l'umanità. La gente da tutto il mondo può espandere gli sforzi specialistici di poche centinaia di membri dei tem di missione e dare un autentico contributo".
La collaborazione aperta a tutti consentirà di supportare gli scienziati di missione nella realizzazione di migliori mappe del Pianeta Rosso, migliori zoom e rendere più semplici le interpretazioni dei cambiamenti nella superficie marziana. Contare il numero di crateri in una regione aiuta gli scienziati a determinare la sua età relativa.
Per incoraggiare la partecipazione il sito "Be a Martian" presenta anche un forum in cui gli utenti possono far domande, votare le migiori, chattare on line con gli esperti, aumentare le proprie conoscenze... insomma una vera e propria Mars Community.
Come fare? Andate sul sito "Be a Martian"
http://beamartian.jpl.nasa.gov/
e registratevi!



Il nostro sistema solare, visto da Cassini

Quasi nulla sta fermo, nel nostro universo. La sonda Cassini della NASA, oltre a fornirci interessantissimi dati e immagini su Saturno e i suoi satelliti, ci sta anche aiutando a riformulare la nostra comprensione della forma del nostro sistema solare, mentre prosegue nel suo viagio attraverso la parte locale della Via Lattea. I modelli esistenti fino ad ora ci avevano abituato ad un sistema solare – mentre si muove nello spazio più vasto – con una forma simile a quella di una cometa. I nuovi risultati puntano piuttosto ad un sistema solare più che altro a forma di “bolla”.Gli scienziati di Cassini hanno creato una immagine di questa esotica regione dello spazio tramite il rilevamento di particelle note come atomi neutri energetici.



I nuovi risultati arrivano a complemento dei dati ottenuti tramite la missione Interstellar Boundary Explorer (IBEX) sempre della NASA.Quando la sonda Cassini ha cominciato ad orbitare attorno a Saturno circa cinque anni fa, una dozzina di strumenti scientifici sofisticati e accuratamente calibrati per l’occasione, si sono messi al lavoro sorvegliando, “annusando” analizzando e scrutando attentamente il sistema di Saturno.

In questa illustrazione, la bolla multicolore rappresenta le nuove misure dell’emissione di particelle note come atomi neutri energetici. Le aree in colore rosso indicano le zone esterne più calde, a pressione maggiore. La pallina gialla al centro rappresenta il nostro Sole. Sono anche mostrate le due missioni Voyager (che hanno fornito dati importanti per queste zone), che stanno attualmente nella zona “di confine” dove il vento solare si smorza e si scalda quando interagisce con il mezzo interestellare (eliopausa)…

Nel complesso, i dati ottenuti da Cassini, resi pubblici solo di recente, mostrano che l’immagine vecchia di decenni, secondo la quale il Sistema Solare si muove nel mezzo interstellare ritagliandosi uno spazio circa a forma di cometa è errata. Dobbiamo piuttosto pensare ad una “bolla”, oppure, se volete, ad un topo inghiottito da un boa constrictor: difatti il campo magnetico locale interstellare si espande e si contrae al passaggio del nostro sistema solare, un pò come farebbero i muscoli del tratto digerente del serpente al passaggio del topo. Una animazione è disponibile all’indirizzo http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA12310

tratto da: http://www.gruppolocale.it/

lunedì 23 novembre 2009

E' ripartito alla grande stanotte l'LHC di Ginevra!


Davvero mi sentivo molto più pessimista riguardo alla riaccensione dell'LHC di Ginevra. Pensavo, ero convinto, che ci sarebbero stati nuovi intoppi nella messa in moto di un meccanismo così straordinariamente complesso. Invece le notizie che arrivano dalla Svizzera stamattina, dopo la riaccensione di stanotte, sono stra-positive, e anzi davvero entusiasmanti. Dopo una rapida ricerca vi riporto qui sotto il miglior servizio informativo che ho trovato sulla ripartenza dell'LHC.


Un avvio in tempi record per l'acceleratore piu' grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Giinevra, ripartito dopo la lunga pausa imposta dal guasto del 19 settembre 2008.

"In 6 ore la macchina e' riuscita a fare quello che pensavamo di fare in tre giorni", ha detto all'ANSA il fisico dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Guido Tonelli, responsabile mondiale di uno dei quattro esperimenti dell'acceleratore, il Cms.

"Siamo di nuovo in pista per un'avventura scientifica che aprira' un'era nuova della fisica", ha osservato il presidente dell'Infn, Roberto Petronzio, entusiasta per un successo al quale l'Italia, attraverso l'Istituto, ha contribuito in modo importante finanziando il 15% della macchina e con oltre 600 fisici italiani. Di questi, quattro inviati al Cern nei giorni scorsi sono stati immediatamente assunti.

"E' stata una notte di grande eccitazione", ha detto ancora Tonelli. "Tutto ha funzionato al meglio, e' stato perfetto", ha aggiunto. E c'e' stato anche un doppio brindisi: uno der i due fasci di particelle che finalmente circolavano nella macchina e uno per i due gemelli, il cui arrivo e' stato annunciato da una coppia di giovani fisici in servizio al Cern.

- PAUSA FRUTTUOSA: se l'avvio dell'acceleratore e' stato cosi' rapido il merito va, paradoSsalmente, allo stop di oltre un anno dovuto ad un guasto, ora perfettamente risolto: "abbiamo fatto un grande lavoro di preparazione, rivedendo una quantita' infinita di dettagli e alla fine le cose hanno funzionato quasi al primo tentativo".

- RAPIDITA' SORPRENDENTE: i ricercatori sono stati i primi a stupirsi quando il primo fascio, quello che circola in senso orario, in soli cinque minuti e' stato fatto circolare progressivamente in tutti i settori dell'acceleratore fino a percorrere un giro completo. Il 10 settembre 2008, al primo avvio della macchina, lo stesso risultato aveva richiesto circa un'ora di lavoro. Poi il fascio e' stato "catturato", ossia mantenuto in circolazione nell'anello di 27 chilometri, dove ha fatto 20.000 giri in pochi secondi. "Erano le 10 di sera ed eravamo gia' a fare le operazioni previste per oggi pomeriggio", ha detto ancora Tonelli.

- EMOZIONE IN TUTTO IL MONDO: mentre al Cern si accumulavano i successi, da Cina, India, Brasile e Stati Uniti i gruppi di fisici che collaborano all'Lhc seguivano online ogni momento dell'avvio del super-acceleratore. Oltre ai dati, "abbiamo condiviso anche le emozioni", ha detto l'esperto.

- I PROSSIMI PASSI: "In queste ore stiamo ricontrollando i dati e studiando tutti gli eventi e programmando le prossime fasi", ha aggiunto Tonelli. Prima di Natale l'energia dell'acceleratore potrebbe essere portata dagli attuali 450 miliardi di elettronvolt (GeV) a 1.200 miliardi di elettronvolt (1,2 TeV). Le collisioni sono attese fra una o due settimane.

tratto da:

L'astronauta Bresnik diventa papà mentre è in orbita.


Alcune volte la vita riserva un surplus di emozioni. Pensiamo a cosa starà provando l'astronauta americano Randy Bresnik, 42 anni, uno dei 'meccanici' della missione Nasa STS-129 impegnata in questi giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), che ha appena fatto in tempo a portare a termine la prima passeggiata spaziale della sua vita quando, rientrato nella stazione, ha avuto questa notizia: "We have a baby".


Alle 5:14 del mattino la moglie Rebecca ha infatti messo al mondo Abigail Mae Bresnik. Lo ha reso noto la Nasa, precisando che e' stato lo stesso Bresnik ad annunciare la nascita al Centro di Controllo.

E' la seconda volta nella storia della agenzia spaziale che un astronauta diventa padre mentre e' impegnato in una missione su ISS. Il primo fu l'americano Mike Fincke, nel 2004, anch'egli diventato padre di una bimba mentre si trovava su ISS.

Bresnik, che ha ricevuto le congratulazioni dai colleghi, per festeggiare si accinge a uscire domani dalla stazione per la seconda passeggiata della sua vita, l'ultima prevista nell'ambito della missione STS-129.

tratto da: http://mysterium.blogosfere.it/

Ufo nel Comasco, 400 avvistamenti in 30 anni

Carugo il pilota civile Marco Guarisco ha ricostruito il suo primo incontro con gli extraterrestri



La domanda è tra le più suggestive: gli alieni esistono davvero? È possibile che ci abbiano già contattato? Che qualcuno di loro viva tra noi? E poi: è possibile che qualcuno, nelle più segrete stanze del potere, sappia tutto di quella che sarebbe la più grande cospirazione della storia?

Di certo, i casi di avvistamento di Ufo sono ormai innumerevoli. Nemmeno i cieli di Como fanno eccezione. Suggestione? Allucinazioni? Mistificazioni?

Non proprio, visto che, non di rado, i protagonisti degli avvistamenti sono piloti civili e militari con migliaia di ore di volo sulle spalle. Uomini che, spesso, preferiscono il silenzio. Perché temono di non essere creduti.

L’altra sera a Carugo si è tenuto il primo “congresso ufologico” carughese, organizzato dalla Pro Loco nel teatro dell’oratorio. Sono intervenuti Candida Mammoliti, presidente del Centro Ufologico della Svizzera Italiana di Lugano (nato nel 1995), il pilota civile Marco Guarisco e Alfredo Lissoni, giornalista e scrittore che da tempo si interessa al fenomeno. Gremita la sala, da oltre 200 posti: tutti prenotati da giorni. L’evento ha richiamato appassionati anche da Milano e dal Piemonte.

Il Lario, infatti, è divenuto recentemente teatro di avvistamenti eclatanti. Ultimo, in ordine di tempo, quello avvenuto a Gravedona la sera del 14 agosto, quando un giovane ha distinto una luce rossa sopraggiungere da Dongo. Poche settimane prima, alcuni oggetti volanti non identificati avevano solcato il cielo di Porlezza. Il 1° ottobre, a Ossuccio, un uomo ha scorto nel cielo una forte luce arancione. Si parla di 400 avvistamenti in 30 anni solo a Como.

Gli esperti, al convegno, hanno invitato prima di tutto alla cautela. «Per affrontare temi così delicati – ha esordito Alfredo Lissoni – bisogna essere seri, escludere i falsi e anzi denunciarli all’opinione pubblica. Diversi governi hanno iniziato ad aprire i loro archivi segreti: questo accadrà presto anche in Europa».

«Lo spazio è immenso – ha commentato la Mammoliti – nella moderna astrofisica, galassie come la nostra sono infinite. Ma se esistono altre creature, come superare distanze enormi, calcolate in anni luce? Alcune frontiere della scienza parlano di universi paralleli, ipotizzano l’esistenza dell’iperspazio, attraverso il quale civiltà molto evolute potrebbero muoversi».

Marco Guarisco, pilota civile, ha ricostruito il suo primo avvistamento, avvenuto nel dicembre del 1983. Era a due passi da casa, quando in cielo ha visto un enorme oggetto triangolare, sospeso in assoluto silenzio a non più di 200 metri di altezza. «Alcuni avvistamenti sono facilmente spiegabili – ha rivelato il pilota – Ma diversi colleghi, mentre erano in volo, hanno visto oggetti compiere manovre impossibili per macchine terrestri».

Sono stati proiettati filmati, molti dei quali girati direttamente a bordo di aerei civili. Sono state mostrate le registrazioni di rilevazioni radar, luci in cielo, formazioni di oggetti. E poi non solo avvistamenti, anche la storia di chi dice di essere stato a bordo di un’astronave. I rapiti. Molte le storie, le testimonianze di cui ha parlato Lissoni.

«L’ufologia nasce nel 1947, in piena guerra fredda – ha affermato – Per vent’anni gli americani hanno ritenuto che alcuni oggetti volanti fossero armi sperimentali russe e viceversa. Oggi, anche sul sito dell’Aeronautica Militare Italiana sono classificati gli avvistamenti Ufo. Negli anni ’80, purtroppo, il fenomeno si contamina con storie sempre più inverosimili. Negli anni ’90, poi, ecco Internet: vera arma a doppio taglio. Sono in circolazione tanti falsi e mistificazioni di pazzoidi, ma anche voci importanti».

Come distinguere la “bufala” dalla voce autentica? Come credere a chi dice di essere stato “rapito” dagli extraterrestri e condotto su un velivolo alieno per poi essere esaminato da creature umanoidi?

«Abbiamo registrato una lunga serie di storie su presunti rapimenti – ha concluso Lissoni - spesso cancellati o camuffati da false memorie. Non so se siano cose reali. Di certo, moltissime persone credibili hanno raccontato storie apparentemente incredibili».

tratto da: http://www.corrieredicomo.it/

Proiettili "extraterrestri" nelle zanne dei mammut

Posted by GUARDIAMO A 370° 15:21, under | No comments

Sono schegge di meteoriti! Sono state trovate a centinaia, "incastonate" in zanne di mammut e ossa di bisonti siberiani, all'interno di piccoli fori (da 2 a 5 millimetri) di cui sono ricoperti i fossili nelle parti rivolte verso il cielo. Le tracce di questa micidiale e mortale sventagliata cosmica sarebbe la prova concreta di una pioggia di meteoriti che si suppone essersi abbattuta sui territori di Russia e Alaska decine di migliaia di anni fa.


La scienza segue strade assai curiose, a volte, ed è capace di trovare risposte anche in luoghi inconsueti: a ispirare gli scienziati ad avviare questa ricerca non è stato un remoto sito archeologico, ma la hall di un motel. Allen West, del Lawrence Berkeley National Laboratory, stava indagando sulle possibili cause dell'estinzione dei clovis - una popolazione vissuta in Nord America circa 13 mila anni fa - quando ha pensato di dare un'occhiata alle ossa dei grandi mammiferi dell'epoca. Così si è recato in un motel di Tucson, in Arizona, dove ricordava di aver visto un'esposizione di zanne di mammut.




Il test della calamita

In uno dei fossili era presente un foro dai bordi bruciati, dall'aspetto simile a quello lasciato da un oggetto scagliato ad alta velocità (come un proiettile, per esempio). Risalito ai proprietari del reperto, West e il suo collega Richard Firestone hanno potuto analizzare altre 15 mila tra zanne e ossa di grandi mammiferi estinti: la presenza più rilevante di micro meteoriti è stata individuata sulla superfi cie superiore - quella rivolta verso il cielo - di un gruppo di zanne provenienti dalla penisola di Yukutia, nella Siberia orientale. Ulteriori analisi hanno poi confermato che si tratta effettivamente di materiale spaziale, composto prevalentemente di ferro e nichel, e non di schegge di origine terrestre.



Mammut in calo

La maggior parte dei fossili analizzati risalga a un periodo che va dai 30 ai 34 mila anni fa: la datazione pone la scoperta ben al di fuori dello studio di West sui clovis, ma può avvalorare altre ipotesi archeologiche. Molti scienziati infatti ritengono che in quell'arco di tempo il numero dei grandi mammiferi, come bisonti e mammut, diminuì notevolmente, anche se non si trattò dell'estinzione definitiva. Colpa della tempesta di meteoriti? È ancora presto per affermarlo, ma «la nostra speranza», commenta West, «è che musei e università inizino a esaminare le loro collezioni di fossili alla ricerca di testimonianze simili».

Dallo sterco preistorico nuovi indizi sull'estinzione dei mammut

Gli escrementi di erbivori preistorici ritrovati sul fondo di un lago potrebbero aprire nuovi scenari sulla scomparsa di grandi mammiferi come mammut, mastodonti e bradipi giganti.




Decenni di elucubrazioni storiche messe in crisi da un po’ di cacca. Un mucchietto di letame lasciato forse da un mammut nelle foreste dell’Indiana (Nord America), potrebbe aiutare a riscrivere la storia dell’estinzione dei grandi mammiferi scomparsi.

La scoperta recentemente pubblicata sulla rivista Science, fornisce preziose informazioni sulle conseguenze ecologiche della scomparsa dei bisnonni preistorici degli elefanti.

Lago "inquinato". La "colpa" è tutta di un fungo: la Sporormiella, le cui spore si sviluppano principalmente nelle feci dei grandi erbivori. Un team di ricercatori della Università del Wisconsin di Madison (Stati Uniti) ha raccolto campioni di questi escrementi sul fondo del Lago Appleman, nell’Indiana. I "bisognini" - appartenuti a un mammut o a qualche altro grande mammifero - erano mischiati a diversi strati di fango e sedimenti del bacino.

Attraverso la conta delle spore e dei pollini presenti nei reperti, gli scienziati hanno tentato di ricostruire la storia degli antichi cambiamenti ambientali avvenuti nella zona. Con risultati sorprendenti: il declino della megafauna cui appartenevano anche i mammut sarebbe iniziato, in quest’area, tra i 14 mila 800 e i 13 mila 700 anni fa, periodo in cui le spore di Sporormiella iniziano a scomparire dai sedimenti.
Presunti innocenti. Questo tipo di datazione scagionerebbe dalla rosa dei possibili "indiziati" per la scomparsa dei mammut, i cacciatori preistorici della popolazione dei Clovis, comparsa in Nord America mille anni più tardi. Dopo il ritrovamento di utensili adatti alla caccia di animali di grossa taglia, questo popolo era stato in passato indicato come possibile corresponsabile dell’estinzione dei grandi erbivori. Tra i nuovi "sospettati", potrebbero esserci alcune popolazioni antecedenti ai Clovis, la cui presenza nella zona, però, è ancora discussa.

Da accantonare, secondo i ricercatori, anche l’ipotesi della scomparsa dovuta alla caduta di un meteorite (o di un altro oggetto celeste) sulla Terra 12 mila 900 anni fa. I mammut, stando alle analisi dello sterco, avrebbero iniziato a estinguersi ben prima dell’impatto.
La riscossa della foresta. Lo studio si è poi concentrato sulle conseguenze che la scomparsa dei mammut avrebbe avuto sulla vegetazione. I pollini trovati nei sedimenti infatti, indicherebbero per il periodo successivo all’estinzione, un aumento delle piante a foglie caduche che prima probabilmente, erano tenute "sotto controllo" dall’appetito di questi bestioni. La scoperta potrebbe avere implicazioni anche sui moderni equilibri tra fauna e vegetazione: "Sappiamo che i grandi erbivori sono tra gli animali più minacciati del paesaggio" ha detto Jacquelyn Gill, a capo della ricerca. "Ora stiamo iniziando a capire quanto il loro ruolo sia importante per l’ecologia".

Wise si prepara a partire


Quaranta centimetri appena di diametro, ma una sensibilità straordinaria. Si chiama "Wise", che sta per "saggio" e per "Wide field survey explorer". Il telescopio "grandangolo" ad infrarosso della NASA è pronto a partire. Effettuato il rollout alla base dell'Aeronautica militare di Vanderberg in California, il lancio avverrà tramite un razzo Delta II alle 6:09 del mattino del 9 dicembre, ora locale.
Wise verrà posizionato in un'orbita circolare sincrona col Sole a circa 500 km di altezza e sarà operativo per sei mesi, dopo i primi trenta giorni di test. Il suo compito consisterà nel "fotografare" nelle lunghezze d'onda dell'infrarosso l'intera volta celeste a caccia di oggetti invisibili con l'osservazione di tipo ottico. Nell'arco della sua vita operativa, Wise dovrebbe riuscire a mappare la volta celeste per intero due volte, catturando ogni 11 secondi immagini tre volte più grandi della Luna piena. L'invio dei documenti a Terra è previsto quattro volte al giorno.
Naturalmente non si tratta del primo telescopio di questo tipo, ma rispetto ad altre analoghe missioni, dicono alla NASA, Wise potrà funzionare da "carta di navigazione". Nel senso che i suoi rilevamenti potranno servire ad individuare gli "obbiettivi" a questi altri potentissimi strumenti. Stiamo parlando di Hubble e Spitzer (per restare a progetti NASA). Ma soprattutto del telescopio spaziale ad infrarosso Herschel: missione ESA realizzata con un determinante contributo italiano. Senza contare il contributo a venire degli osservatori Sofia e James Webb, che seguiranno Wise sulla medesima strada.
Il "cuore" di Wise è il telescopio di 16 pollici (40 centimetri di diametro) corredato di quattro telecamere ad infrarosso. Per poter funzionare, deve essere mantenuto ad una temperatura bassissima che non interferisca con i rilevamenti. A questo provvede il sistema criostatico, che per sette mesi lo terrà al di sotto degli otto gradi Kelvin. Solo così riuscirà a vedere nubi di polvere, nane brune ed asteroidi, contribuendo a creare il più vasto catalogo di oggetti scuri del cosmo. "Gli occhi di Wise - spiega Edward Wright, Principal Investigator della missione alla UCLA - rappresentano un netto miglioramento rispetto ai rilevamenti ad infrarosso che abbiamo fatto finora. Ora riusciremo a trovare nello Spazio milioni di oggetti mai visti prima".

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